Calcio indigeno, si gioca solo di testa VIDEO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Ottobre 2015 12:05 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2015 12:07
Calcio indigeno, si gioca solo di testa VIDEO

Calcio indigeno, si gioca solo di testa VIDEO

RIO DE JANEIRO – Gli indigeni giocano a calcio, ma usano solo la testa per colpire la palla. Questa una delle specialità nei giochi della prima Olimpiade indigena a Palmas, in Brasile. Gli atleti indigeni appartengono a 46 etnie provenienti da tutti i continenti, tranne l’Europa, e si affrontano dal 23 ottobre in specialità sportive ad hoc. Dal tiro alla fune al canottaggio, dal calcio di testa in cui bisogna strisciare a terra alla corsa col tronco. L’obiettivo non è solo gareggiare, ma anche favorire l’integrazione.

Alfredo Spalla sulla Gazzetta spiega che si tratta dei primi giochi olimpici e che delle 46 etnie che partecipano 23 sono brasiliane, mentre le altre 23 provengono da paesi come Russia, Nuova Zelanda, Filippine, Colombia, Messico ed Etiopia:

“I continenti sono rappresentati tutti, tranne l’Europa. Dopo tre giorni di ricognizione e ambientamento, le delegazioni indigene hanno cominciato ad allenarsi per le discipline in programma. Gli sport sono divisi in 3 categorie: occidentali, dimostrativi e d’integrazione. Corse con i tronchi, tiro alla fune, canottaggio, ma anche discipline propriamente indigene, come ad esempio il Jikunahati, una specie di calcio che si gioca strisciando poiché il pallone può essere colpito solo con la testa.

E la competizione esiste? Secondo Joao Paulo, giovane dell’etnia Manoki, sì: «Qui cerchiamo di trasmettere la nostra cultura e i nostri valori, ma quando gareggiamo nei villaggi certo che siamo competitivi». La sua comunità, secondo le stime del 2010, è composta da solo 102 persone. Il nome Manoki, nella lingua Iranxe significa “essere umano”. Joao Paulo ha l’arduo compito di insegnare ai bambini il proprio idioma e tradizioni: «Non penso che oggi la routine di un indio sia molto differente da quella di un occidentale. Con quest’occasione vogliamo mostrare il valore della nostra educazione». Secondo Jean Huberic, giunto nel nord del Brasile con la delegazione della Guyana Francese, le Olimpiadi serviranno per aprire una nuova finestra sullo sport: «Il nostro sogno è diventato realtà, quest’edizione è qualcosa di incredibile. Il nostro messaggio implica un mondo senza competizione, in cui lo sport è integrazione»”.