Calcio italiano? Più debiti, meno patrimonio, stessi ricavi: “Report Calcio 2015”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Maggio 2015 6:10 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2015 20:44
Calcio italiano? Più debiti, meno patrimonio, stessi ricavi: "Report Calcio 2015"

Calcio italiano? Più debiti, meno patrimonio, stessi ricavi: “Report Calcio 2015”

ROMA – Il calcio italiano ha più debiti, meno patrimonio e sempre gli stessi ricavi. Questa è la fotografia dei bilanci delle società calcistiche fatta dal “Report Calcio 2015”, il quinto rapporto annuale sulla situazione finanziaria del mondo del pallone redatto da Emanuele Grasso (partner di PricewaterhouseCoopers), insieme con l’ufficio studi della Figc e l’Arel di Enrico Letta. Il report ha analizzato i bilanci di 94 società della scorsa stagione e di 498 squadre delle 599 che hanno partecipato gli ultimi 5 campionati professionistici.

In un panorama dove gli stadi in cui si gioca hanno l’età media di 62 anni (in serie A, tolto lo Juventus Stadium), l’indebitamento è aumentato di 286 milioni, per un totale di 3.686 milioni di euro di debiti, mentre il patrimonio netto è diminuito da 293,1 a 273,4 milioni di euro. Spiega Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore:

Questo significa che si è ridotto il capitale di rischio degli azionisti ed è aumentato il ricorso alle banche. L’ex presidente del Consiglio (Enrico Letta, ndr) è intervenuto alla presentazione dello studio, con il presidente della Figc Carlo Tavecchio e il direttore generale Michele Uva. «Gli ultimi 5 anni sono stati quelli della più violenta crisi che ha colpito l’Italia nel dopoguerra. Il mondo del calcio, pur tra tutte le difficoltà, ha tenuto. Vi è però preoccupazione per la crescita dell’indebitamento delle società di serie A e di B», ha osservato Letta. «A parte i discorsi su thailandesi, cinesi o altri, la capacità di attrarre investimenti stranieri è un obiettivo importante se vogliamo far crescere la torta dei ricavi», ha detto Letta, riferendosi anche alla possibile vendita della squadra di cui è tifoso, il Milan.

Il giro d’affari complessivo del calcio professionistico, escluse le plusvalenze da calciomercato, è aumentato dell’1,8% a 2.199 milioni, mentre le perdite nette aggregate di tutti i club , che ufficialmente nel rapporto vengono indicate in 317 milioni, se si escludono le plusvalenze ammontano più realisticamente a 845 milioni (847 milioni l’anno precedente): una somma enorme, pari al 38% del giro d’affari aggregato dei club.
La perdita di 317 milioni indicata nello studio è attenuata da 528 milioni totali di plusvalenze da calciomercato. Ma le plusvalenze sono state fatte vendendo giocatori ad altri club quasi esclusivamente italiani, quindi andrebbero idealmente eliminate dal conto se si facesse un vero bilancio consolidato del calcio nazionale.

La serie A esprime 1.855,6 milioni di ricavi (l’84% del totale) escludendo le plusvalenze (+0,8%) e una perdita netta aggregata di 625 milioni (17 milioni in più dell’anno precedente). Se si calcolano le plusvalenze la perdita netta della serie A si riduce a 186 milioni, 16 milioni in meno dell’anno precedente. In serie A le plusvalenze sono diminuite da 468 a 443 milioni. Ma, al netto delle minusvalenze, sono aumentate da 406 a 439 milioni.

La fonte principale dei ricavi sono i diritti televisivi, 1.016 milioni per l’intero comparto (-2%). Per la serie A sono invariati a 987 milioni, ma sono crollati del 41% a soli 29 milioni per la B. Hanno un risultato netto positivo solo 18 delle 94 squadre analizzate per la stagione 2013-2014.
I debiti totali della serie A sono aumentati del 5% a 3.093 milioni. L’incidenza dei debiti finanziari è aumentata dal 32% al 37% del totale, da 947 a 1.129 milioni.
La serie B ha 85 milioni di plusvalenze lorde (69 milioni l’anno precedente). La perdita netta aggregata dei club di serie B è aumentata da 61 a 74 milioni; ma escludendo le plusvalenze la perdita è di 159 milioni, su un giro d’affari di 204 milioni. I debiti sono aumentati del 40% a 465 milioni.

Facendo un confronto tra i club di prima divisione (come la serie A) nei primi 10 campionati europei e considerando il risultato netto comprese le plusvalenze, il rapporto – ha spiegato Grasso – mostra che c’è un utile netto aggregato di 109,5 milioni in Spagna e di 52,4 milioni in Germania. La Francia è in rosso per 19,3 milioni, la Turchia per 160 milioni, la Premier League inglese perde 353 milioni, quasi il doppio dei 186 milioni della serie A.
«Il sistema tiene, ma fa fatica ad autofinanziarsi. Chiede risorse alle banche. Quest’anno – ha detto Grasso – ci sono state due o tre situazioni di crisi, non escludo ce ne siano altre».