Calcio, la denuncia di Libera: le mani della mafia sul pallone

Pubblicato il 17 luglio 2010 12:30 | Ultimo aggiornamento: 17 luglio 2010 12:31

«La criminalità organizzata ha allungato le mani anche sul business calcio, con più di 30 clan direttamente coinvolti o contigui censiti nelle principali inchieste riguardanti le infiltrazioni mafiose e i casi di corruzione nel mondo del pallone».

La denuncia arriva da ‘Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’, che nel dossier «Le mafie nel pallone» (anticipazione di un libro di Daniele Poto, nelle librerie a settembre) denuncia come alla «spartizione della torta» partecipi il gotha delle cosche, «dai Lo Piccolo ai Casalesi, dai Mallardo ai Pellè, dai Misso ai Pesce e Santapaola».

«Mi stupisco di chi si stupisce – ammette don Luigi Ciotti, presidente di Libera – Da sempre le mafie hanno puntato al controllo sul territorio anche attraverso le squadre di calcio. E oggi più che mai gestiscono il calcio scommesse, condizionano le partite, usano lo sport per cementare legami della politica, riciclano soldi».

Dalla Lombardia al Lazio, passando per la Campania, la Basilicata, la Calabria e la Puglia, con «sospetti» in Abruzzo e un «radicamento profondo» in Sicilia. La geografia della commistione di calcio e illegalità disegnata dal dossier risparmia poche aree del Paese. «Il sistema calcio – accusano i curatori – parte dalle scuole giovanili, dove più dei meriti contano le appartenenze alle cosche e la raccomandazione deviata, ma si sviluppa e si autoalimenta attraverso attività di copertura, riciclaggio di soldi sporchi, compravendite in nero, gestione delle scommesse».

«Nello sport ci sono tante realtà positive, sarebbe scorretto dimenticarle – spiega don Ciotti – ma il nostro dovere è di rompere il silenzio: quello che emerge dal libro di Poto è uno spaccato inquietante di una storia che però viene da lontano, di una penetrazione mafiosa che riguarda tante realtà piccole e medie anche perchè possedere una società di calcio garantisce visibilità e prestigio ai clan, assicura un controllo ancora maggiore del territorio, moltiplica le opportunità di reclutamento delle nuove leve».

Nel suo volume («Le mafie nel pallone», Abele edizioni) Poto dedica attenzione particolare al Potenza calcio, «caso limite di un microsistema dove tutto sembra essere permesso e dove la gestione della squadra è il pretesto per fare affari». Il giovane presidente Giuseppe Postiglione entra nella squadra come azionista di maggioranza relativa e nel 2009, prima degli avvisi di garanzia, fa in tempo ad aggiudicarsi il premio ‘fair play’ per l’accoglienza ottimale riservata ai tifosi di una squadra ospite.

Ma lui e due suoi collaboratori sono accusati di aver scommesso su diverse partite ‘truccate’ dei campionati di A, B e C. E proprio ieri il consiglio federale della Figc ha escluso la società dal campionato di seconda divisione.