Calcio scommesse: gli ultrà che giocano a perdere. Bari e non solo…

Pubblicato il 3 Aprile 2012 12:14 | Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2012 12:15

Gillet aiuta Masiello dopo l'autogol nel derby (LaPresse)

BARI – Ultras che dovrebbero assistere al gioco e che invece giocano. Ultras che dovrebbero essere “oltre” e fare della loro squadra una sorta di fede e che invece la trasformano in un’occasione di guadagno facile, arrivando a minacciare i giocatori.

E’ successo a Bari ma poteva succedere ovunque, a Roma come a Napoli. E’ successo solo a Bari, invece, perché la squadra di Andrea Masiello (arrestato lunedì) era già retrocessa da tempo e qualche partita, stando agli investigatori, l’aveva già accomodata. Metà aprile 2011: il Bari, già in di fatto in B, deve andare a Cesena. E’ una partita che serve solo ai padroni di casa, una di quelle che, a volte, le agenzie di scommesse neppure quotano. Alcuni ultras del Bari, però, vogliono andare sul sicuro. Si presentano al campo di allenamento ufficialmente per contestare gli ultimi in classifica e “convocano” alcuni giocatori.

Del gruppetto che va a parlare con i tifosi, racconta l’allora portiere biancorosso Jean Francois Gillet ai pm, fanno parte “Masiello, c’era Donati, c’era Almiron, c’era diciamo tutti i più rappresentativi, c’era Gazzi, chi c’era? C’era Belmonte, c’era un bel po’ di giocatori”. Il portiere ne parla a mezza bocca, lascia trapelare un po’ di stupore da giocatore “normale”, quello che si aspetta che i tifosi vadano là per contestare gli ultimi in classifica e chiedergli un po’ di dignità. Invece succede l’esatto contrario: gli ultras vogliono monetizzare, chiedono ai giocatori di perdere a Cesena e di perdere anche tutte le altre. Per piazzare scommesse sicure. Gillet non crede alle sue orecchie e sbotta: “Siete scemi”. Qualche mese dopo non crederà ai suoi occhi vedendo il suo compagno di squadra Masiello segnare nel derby con in Lecce un autogol surreale. Autogol per cui Masiello viene pagato 300 mila euro.

C’è di peggio. I pm chiedono a Gillet: “Mi dice qual è la circostanza, loro sono venuti durante l´allenamento, alla fine dell´allenamento? Sono entrati dove? Nello spogliatoio?”. E il portiere risponde: “No, no, ci hanno chiamato. La società ci ha detto: “Guardate che vi vorrebbero parlare i tifosi”. Insomma la società sa dell’incontro e, forse, sa anche del contenuto dell’incontro visto che lo stesso portiere, a fine interrogatorio, racconta di averne parlato a Bortolo Mutti, allora allenatore del Bari: “Questa cosa la dissi anche a Mutti, cioè la dissi ad Angelozzi e a Mutti, quando era successo” “E Mutti che cosa disse?” chiedono i pm? Gillet rispode: “Dice: “Lo hai detto alla società?”. Ho detto: “Sì, certo”. “Niente, andiamo là a giocarci la partita, certamente”.

A Bari, insomma, è andata così. Ma poteva succedere e non si può escludere che non sia successo anche in altre città. A Napoli, per esempio, dove è aperto un altro filone del calcio scommesse e i pm indagano sulle presunte pressioni della camorra. O a Roma dove non ci sono “segnalazioni” di contatti per fini di scommesse ma c’è, per esempio, un’inchiesta aperta per un presunto dossieraggio ai danni dell’attuale dirigente Franco Baldini. L’ipotesi degli investigatori è che dietro il dossieraggio ci sia Mario Corsi, detto Marione, un ex capo tifoso che da anni ha una sua trasmissione radio in cui parla di Roma.  Se le accuse fossero provate sarebbe un altro “ultras che gioca a far perdere” non sul campo, ma in società, la squadra che sostiene.

E come dimenticare, poi, il tentativo mai chiarito fino in fondo di acquistare la Lazio di una oscura cordata ungherese che aveva mandato avanti il recentemente scomparso Giorgio Chinaglia? Per quella storia Long John era latitante e si è arrivati a ipotizzare che dietro ci fossero soldi della camorra, dei Casalesi. Accuse poi in buona parte decadute.  Chinaglia, ovviamente, godeva dell’appoggio di una buona parte degli “Irriducibili” ovvero l’allora tifoseria organizzata della Lazio. Insomma capi tifosi o ex capi che con le società hanno o vorrebbero avere rapporti “non protetti” e che avanzano richieste che con lo sport hanno poco o nulla a che fare.