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Dalle stelle alle stalle: dal Mondiale al calcio nostrano. Curve in rivolta contro la tessera in nome della “privacy”

Dalle stelle alle stalle, dal Mondiale al pre campionato di casa. In Sudafrica abbiamo visto splendidi stadi, qui non ci potrebbero essere, sarebbero saccheggiati e devastati in fretta. Dai nostrani “zulù”, altra e peggior genia degli zulu di laggiù. Abbiamo visto pubblico sorridente e festante e partite combattute e anche arbitri che sbagliavano. Qui sarebbero state altrettante occasioni di lanciar “bomboni”, attaccare pullman, dar fuoco ai cassonetti, incendiare di chiacchiere acide il dopo partita in tv. Abbiamo visto gran calcio, quello italiano…lasciamo perdere.

Qui si ricomincia dal passato, con la tanto contestata tessera del tifoso – uno strumento di ‘tracciabilità’ che proprio non va giù ai tifosi, cosiddetti “organizzati”, di mezza Italia e che rischia di portare i supporter al mancato rinnovo degli abbonamenti.

Perché la tessera del tifoso, dopo anni di tira e molla diventerà obbligatoria. Dalla fine di agosto, chi vorrà sottoscrivere un abbonamento dovrà compilare anche la carta voluta dal Viminale.

Ma i tifosi hanno già fatto la voce grossa. In testa la Curva Nord della Lazio, poi a cascata i supporter di Roma, Napoli, Torino, Bologna, Atalanta, Juventus, Catania, Sampdoria, Udinese, Cagliari, Fiorentina, Parma e Genoa.

Isola felice Milano, sponda Inter e Milan, e il Chievo a Verona.  Perché la tessera del tifoso, fortemente voluta dal ministro Maroni, se non è la soluzione a tutti i mali, di certo è argine se non antidoto alla violenza endemica.

I tifosi “organizzati” considerano la card una vera e propria schedatura, una violazione della privacy. Questa della privacy da difendere si è già sentita, ricorda qualcosa…

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