Calciopoli, Moggi rilancia: “I deufradati siamo noi”

Pubblicato il 25 maggio 2010 19:42 | Ultimo aggiornamento: 25 maggio 2010 19:41

Luciano Moggi

Dura appena 15 minuti la deposizione di Roberto Mancini al processo di Calciopoli. Ma è Luciano Moggi, con la sua replica a distanza a Carlo Ancelotti in chiusura, ad animare l’udienza di oggi 25 maggio.

L’allenatore del Manchester City spiega ai magistrati i motivi delle sue recriminazioni contro gli arbitraggi nel campionato 2004/05, quando era sulla panchina dell’Inter. Proteste che il tecnico ha ricondotto alla “foga” agonistica che si vive durante le partite.

La prima domanda rivolta dal pm Stefano Capuano riguarda l’incontro Inter-Lazio finito 1-1, arbitro Trefoloni; si passa poi a Roma-Inter 3-3 diretta da Rosetti. In entrambi i casi Mancini protestò: “Alla fine della partita con la Roma – ha ricordato – a Rosetti dissi che prima o poi avrebbero pagato tutto, lui e i suoi amici di Torino. Lo dissi nella foga, solo perché Rosetti era di Torino. Alludevo a Moggi. Ci sono momenti nei quali si pensa di aver subito un torto: collegai l’arbitro con Torino, dissi quelle cose solo per questo e non per altro”. L’ex allenatore nerazzurro ha raccontato poi di aver visto Moggi negli spogliatoi degli arbitri in occasione degli incontri con l’Inter. E, confermando le dichiarazioni fatte durante le indagini preliminari, ha ricordato che in una sola occasione, durante la finale di Supercoppa con la Juve, vide Moggi a bordo campo nello spazio tra il quarto uomo e la panchina. “Erano i tempi supplementari, non lo fecero allontanare”, ha dichiarato.

Fin qui la testimonianza-lampo del Mancio che, all’uscita, inseguito dai cronisti, ha commentato il successo dell’Inter in Champions. “Mi fa piacere per Moratti, per la famiglia, per i tifosi e per i ragazzi che ho allenato”, ha detto, aggiungendo che il suo futuro sarà ancora in Inghilterra. Dopo Mancini sono stati ascoltati come testimoni alcuni consulenti del Brescia e delle curatele fallimentari delle vecchie società del Bologna e della Salernitana costituitesi parte civile. I consulenti hanno quantificato quelli che a loro giudizio sono i danni subiti per le ingiuste retrocessioni.

Ma, ancora una volta, a chiusura di udienza, è stato l’ex dg della Juve ad animare il processo con le sue dichiarazioni spontanee: “Ancelotti ha detto di sentirsi defraudato, dico che probabilmente i defraudati siamo stati noi”. Moggi ha ricordato tre partite del Milan con Ancelotti allenatore, Parma-Milan, Reggina-Milan e Atalanta-Milan – arbitrate rispettivamente da Pieri, Racalbuto e Bertini – in cui, moviole dell’epoca alla mano, ci furono episodi controversi giudicati in favore dei rossoneri. “Se è vero – ha sottolineato Moggi – che questi arbitri facevano parte della Cupola, avrebbero dovuto decidere diversamente. Sentendo queste cose, probabilmente i defraudati siamo stati noi”.

In riferimento alla partita Siena-Milan, citata da Ancelotti nella scorsa udienza per un gol annullato al milanista Shevchenko, Moggi ha negato ogni collegamento con il guardalinee Baglioni: “Hanno detto che lo avrei mandato io – ha osservato – ma non ci sono tracce di telefonate tra me e Mazzei né tra me e gli assistenti. Erano Facchetti e Meani a chiamare per i guardalinee. Sono sconcertato”.

Infine Moggi ha parlato dell’arbitro De Santis: “Non si può dire che siamo amici perché mi dà del tu, perché De Santis se incontra il presidente della Repubblica dà del tu pure a lui, é così di carattere. In ogni caso non l’ho mai chiamato e, per dirla tutta, non mi stava neanche tanto simpatico”. Il processo riprenderà il primo giugno. Il presidente Teresa Casoria ha fissato un fitto calendario di udienze che, dopo una lunga pausa estiva (luglio, agosto e settembre), riprenderà ad ottobre per arrivare fino al 19 luglio 2011. “Ma speriamo di chiudere anche prima”, ha chiosato il presidente.