Calcio scommesse, Fontana: “La squalifica equivale al carcere”

Pubblicato il 3 Luglio 2012 11:54 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2012 11:59

ROMA – ”Tre anni e sei mesi inflitti dalla Disciplinare equivalgono a tre anni e sei mesi di carcere, una macchia indelebile per me e per i miei figli”.

Il calciatore Alberto Maria Fontana e’ intervenuto cosi’ al processo d’appello sul calcioscommesse in corso all’ostello della gioventu’ del Foro Italico. Dinanzi alla Corte di Giustizia federale, il portiere del Novara, condannato dalla Disciplinare per la presunta combine di Chievo-Novara del 30 novembre 2010, ha difeso la propria innocenza in prima persona.

”Sono una persona onesta – le parole del calciatore -. Mi sono chiesto perche’ tirato in ballo da un pentito (Carlo Gervasoni, ndr) che nelle motivazioni dell’accusa e’ ritenuto credibile, ma io non lo conosco ne’ l’ho mai incontrato. Non mi interessa stabilire se sia credibile o no. Non spetta a me. Il portiere viene sempre tirato in ballo, ma quanto devo pagare per esserlo? Per me e’ un enorme punto interrogativo”.

Poi l’appello alla Corte:”Digitate il mio nome su Wikipedia e vi accorgerete della mia carriera avarissima, da secondo portiere. Un mese prima della partita contestata ho firmato un contratto di cinque anni, nonostante il periodo di crisi economica. Quando chiesi al presidente il motivo della sua offerta lui rispose ribadendo le mie qualita’ morali. Sono fatti concreti e non per de relato”. .