Calcioscommesse. Matteo Serafini, capitano Pro Patria anti combine. “Ci sputtana”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2015 8:51 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2015 8:51
Calcioscommesse. Matteo Serafini, capitano Pro Patria anti combine. "Ci sputtana"

Calcioscommesse. Matteo Serafini, capitano Pro Patria anti combine. “Ci sputtana”

BUSTO ARSIZIO – Nello spogliatoio della Pro Patria falcidiato dagli arresti per calcioscommesse c’era un problema. Si chiamava Matteo Serafini. Capitano della squadra, anziano del gruppo con i suoi 37 anni. E soprattutto uno che pensava a giocare a pallone e si opponeva alla vendita delle partite. Serafini, racconta Alessandro Fulloni sul Corriere della Sera, sapeva chi fossero i compagni scorretti. E ora che sono cinque quelli arrestati legati al club sembra difficile dargli torto.

Soprattutto Serafini agitava i pensieri di Mauro Ulizio (arrestato e definito nell’inchiesta un “dirigente di fatto” della squadra) e del direttore sportivo Fabio Tricarico (soltanto citato nell’inchiesta). C’è da giocare una partita contro l’Albinoleffe. Partita che gli investigatori sospettano truccata. E per questo Serafini fa paura. Scrive Fulloni che i due sono

preoccupatissimi che la rabbia del capitano potesse tracimare fuori dagli spogliatoi. Tanto da parlare – lo raccontano gli atti giudiziari – di «situazione devastante», «insostenibile». Addirittura di un «putiferio» in vista di una successiva partita con l’Albinoleffe da disputare, secondo le richieste di Serafini, con giocatori corretti. Non basta. Alle perplessità espresse ad alta voce dal giocatore, Tricarico risponde così: ma fate un bel duello negli spogliatori… «Gli ho detto… ascolta… se tu e… hai qualcosa da dire – è il diesse che spiega al telefono l’accaduto, riferendosi a Serafini – a qualcuno a me fa anche piacere…perché non lo meni oppure menatevi».

Serafini, uno che in carriera ha fatto anche una tripletta alla Juve (era l’anno della serie B post calciopoli e lui giocava con il Brescia) ora è alle prese con persone che vogliono truccare le partite. E la preoccupazione di Ulizio, che ha un figlio che gioca proprio nella Pro Patra,  è che possa parlarne fuori dagli spogliatoi. Ancora il Corriere:

La preoccupazione di Ulizio (padre) è quella dei nomi eventuali fatti da Serafini nel corso del «redde rationem» in spogliatoio. E lo chiede a Tricarico: «senti ma… e… poi… come si chiama… Serafini ha detto che se… e… che se non c’è… non ha fatto nomi…». Il tono di Tricarico con il calciatore resta ancora quello del pesce in barile. «Io ho detto così ma… eh… generalizzando… facendogli capire… che c…zo vuoi da me coglione… se hai qualcosa da dire a qualcuno perché non parli scusa… fai nomi e cognomi e… e tiralo fuori no… e questo è quanto… però lui… c’è là… perché poi io gli ho parlato a parte…» «… e gli ho detto… ascoltate… guardate che io sono così e così, non pensate che io… non sono l’uomo di nessuno, sono l’uomo di mia moglie e dei miei figli… perché loro sai… volevano buttarsi avanti come per dire che io faccio e disfo di tutto e di più di quello che mi dici tu…».

Non vogliono essere “sputtanati”. Questo il solo pensiero degli intercettati:

«Il problema è questo… che lui sa… come tutti gli altri… che… quali sono i tuoi uomini e quello è… lui quello vuole dire e… cioè nient’altro, capito? devi cacciarli…». Ancora più esplicita un’ennesima telefonata tra Ulizio, padre e figlio. Tosi, il mister Pro Patria finito in manette, decide di chiarire «faccia a faccia» la «contesa aperta negli spogliatoi». Ulizio (padre) dice: «Gerolino mi ha detto che ieri… tra il primo e il secondo tempo… ha preso… ha preso… ha preso calci… e… Serafini gli ha… e gli ha… gli ha… se li è tenuti dentro lo spogliatoio e ci ha parlato…». Poi prosegue: «Abbiamo pensato tutti e due la stessa cosa?…». E Andrea (il figlio): «Tipo?… Eh, che lì avesse sputtanato tutto». «Non ci voglio credere».