Calcioscommesse sul NYT. Tan Seet Eng, imprendibile burattinaio di Singapore

Pubblicato il 15 febbraio 2013 13:24 | Ultimo aggiornamento: 15 febbraio 2013 13:24
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Calcioscommesse. L’unica foto disponibile di Tan Seet Eng, il burattinaio imprendibile di Singapore

ROMA – Calcioscommesse. Anche il New York Times punta lo sguardo sullo scandalo delle partite truccate che coinvolge soprattutto l’Europa, con 680 incontri addomesticati, di cui un centinaio solo in Italia. Un uomo, uno sfuggente boss di Singapore, è il terminale del business globale. Tan Seet Eng, di cui gli inquirenti italiani possiedono solo una foto dove appare ancora adolescente, è praticamente un fantasma, nonostante un mandato di cattura internazionale. “Dan” Tan, detto il boss, o il “capo”  in italiano, è un burattinaio discretissimo, una specie di primula rossa con i piedi, e il business, ben piantati in quella Singapore che va sempre più assomigliando al contraltare virtuoso di una Cina dove malaffare e corruzione crescono al ritmo della corsa del Pil.

Il New York Times tenta l’impossibile ritratto di questo elusivo mistero di boss, diffondendosi, forse un po’ troppo, nella descrizione di fatti, intercettazioni, protagonisti italiani della vicenda. Un verminaio di cui le cronache e le inchieste italiane si sono occupate con dovizia, non riscontrata, tuttavia, negli altri paesi dove il bubbone è scoppiato. Vedi in Germania, vedi in Ungheria, Finlandia ecc…Chi è Tan Seet Eng? L’unica cosa certa è che dirige un business che, sia pur ramificato in tutto il mondo, è semplicissimo: fissare i risultati degli incontri in anticipo pagando i calciatori attraverso intermediari (come Almir Gegic, ex calciatore serbo detto lo “zingaro”), per poi scommetterci sopra, magari da un bar di Singapore per una partita di serie B italiana del Grosseto.

Nel caso italiano, Tan e i suoi sodali usano Milano come base operativa, alloggiano spesso vicino all’aeroporto al Grand Hotel Malpensa  o al Crowne Plaza di Somma Lombardo, prenotano sempre le stesse stanze, pagano sempre cash. Roberto Di Martino, uno dei magistrati italiani che indaga sulla cricca delle scommesse, ammette di non sapere praticamente nulla di lui. Che faccia abbia, come parli, se a Singapore sia un pregiudicato o un uomo rispettabile (le autorità cinesi dicono di collaborare ma sembrano in realtà aver eretto un muro di gomma sul personaggio). “Non ho idea di chi sia, è un enorme punto interrogativo”, l’amara considerazione di Di Martino.

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Si sa che l’ultimo domicilio è stato in un quartiere tranquillo della middle-class.  Zaihan Mohamed Yusof, reporter del The New Paper, un quotidiano di Singapore, è l’unico ad averlo mai intervistato: “Qui (a Singapore ndr.) si sente a proprio agio, le sue risorse sono qui, i suoi soldi sono qui”. Lo descrive come un “regular man”, uno di quelli che trovi alla fermata dell’autobus. Molte delle prove che attestano la sua attività nel giro globale delle scommesse provengono da un suo vecchio socio in affari, arrestato nel febbraio 2011 in Finlandia. Winston Raj Perumal ha scontato uno dei due anni che si è beccato, prima di essere estradato in Ungheria, dove è stato sottoposto ad altri interrogatori.

Con una nota dei suoi avvocati inviata a Zahian, accusa senza giri di parole i legami incestuosi del Dan con le autorità cinesi e di aver organizzato lui stesso il suo arresto. “Cercare l’assistenza della polizia è una violazione della legge numero 1 di ogni business criminale. Dan lo ha violato e ha alzato un vespaio”.