Calcioscommesse, tra “strizzatine” e minacce: “Se non paghi uccide mio fratello”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Maggio 2015 8:55 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2015 8:55
Calcioscommesse, tra "strizzatine" e minacce: "Se non paghi uccide mio fratello"

Cremonese-Pro Patria, per gli investigatori una delle partite truccate

ROMA – Da quello che non paga e a cui va “data una strizzatina”, a quello sequestrato perché si rifiuta di onorare un debito, fino a quello terrorizzato dal socio che dice a un dirigente: “Se non lo paghi lui sta per uccidere mio fratello… domani…”.

Sembrano a tutti gli effetti intercettazioni di una inchiesta per mafia e invece sono passi di telefonate dell’inchiesta sul calcioscommesse, quella che il 19 maggio ha portato all’arresto di 50 persone tra calciatori, dirigenti e uomini ritenuti dagli investigatori esponenti della criminalità organizzata.

A raccogliere parte delle telefonate, per il Corriere della Sera, è Giovanni Bianconi. E il collage inquieta. Come nel caso dei maltesi, definiti da Bianconi, tra i “finanziatori” dell’operazione scommesse. In una telefonata, per esempio,

il finanziatore Robert Farrugia spiega al calabrese Felice Bellini, già dirigente del Gudja United di Malta passato alla Vigor Lamezia, che un suo socio pretende indietro il denaro: «Se non lo paghi lui sta per uccidere mio fratello… domani…».

Ma non è un caso isolato. Anzi. In una telefonata Massimiliano Carluccio, dirigente di fatto della Pro Patria, parla con Mauro Ulizo, ds del Monza. E quello di cui parlano è il sequestro di un albanese che ha perso una scommessa e non paga. E per questo gli va data “una strizzatina“. Scrive Bianconi:

è un sequestro di persona quello realizzato ai danni dell’albanese Nerjaku, che non si decideva a onorare un debito. Carluccio ne parla al telefono con Ulizio: «Ne ha prese, ma tante ne ha prese da Massimo, adesso lo stiamo portando in campagna… non ha un euro, ha detto che ieri ha perso di nuovo… che ha bisogno di altro tempo… poi gli ho fatto segno e l’ha sfiancato proprio… proprio male male si è fatto… adesso vediamo… una strizzatina la dobbiamo dare, altrimenti questo lna porta sempre alla lunga».

Per capire come la’Ndrangheta fosse in affari con presidenti e dirigenti di piccole squadre, invece, basta ascoltare un’altra telefonata. Da un lato del telefono c’è Pietro Iannazzo, un passato in cella e il padre ucciso in un agguato. Parla del presidente del Neapolis, una delle squadre più coinvolte nell’inchiesta e spiega:

«Quest’anno ha deciso che vuole vincere con pochi soldi. Io gli ho detto “va bene, ma i miei dammeli prima”… Ha detto che lui prima non paga neanche i giocatori, e infatti i giocatori non ti fanno vincere il campionato». Iannazzo invece sì. O almeno ci prova. Comprando e vendendo partite, utili a guadagnare posizioni in classifica e molti soldi con il calcio scommesse. Ché altrimenti Moxedano non avrebbe saputo che fare «con la squadra di babbi che ha», laddove babbi sta per stupidi, sprovveduti.

Secondo gli investigatori, riporta Bianconi, i gruppi si erano divisi gli ambiti dove truccare le partite:

Loro, Iannazzo e i presunti complici, si muovevano nel mondo della Lega Pro, mentre l’altro gruppo di scommettitori e truccatori di gare si occupava dei Dilettanti; anche lì c’è il sospetto di relazioni con la malavita locale, per aumentare il peso della corruzione.

Ma non ci sarebbero solo dilettanti e Lega Pro. Le combine puntavano ancora più in alto. Come mostrerebbe una telefonata, sempre riportata da Bianconi, che riguarda il dirigente de L‘Aquila Ercole Di Nicola

Di Nicola è colui che «offriva al complice albanese Edmond Nerjaku il finanziamento della scommessa sulla gara Livorno-Brescia, valevole per il campionato di serie B»; costo dell’operazione 70.000 euro, come si evince da uno scambio di sms piuttosto eloquente – utilizzando apparecchi intestati a nomi inesistenti di un tunisino e un birmano – avvenuto a gennaio scorso, tre giorni prima della partita: «Sabato vuoi fare una di B?», «Cosa costa?», «Hanno chiesto 70 ma qualcosa scendono», «Che risultato e che quota?», «Vittoria… sopra a 2», cioè vincita oltre il doppio della puntata. «Esce sicuro», garantiva Di Nicola, e l’albanese: «Ok… è un canale importante, non facciamo cazzate». La partita finì 4 a 2 per il Livorno «come combinato dagli indagati», nota il pubblico ministero, pur sottolineando la mancanza di prove «di contatti specifici con dirigenti e/o calciatori delle due squadre interessate». Tuttavia la vicenda «evidenzia la sicurezza degli indagati sulla ritenuta possibilità di espandere le proprie mire illecite agli incontri calcistici di categoria superiore».

L’esempio più chiaro di come secondo gli investigatori operava il gruppo è quello di Cremonese-Pro Patria terminata 3-1 in rimonta per i padroni di casa. Grazie a un autogol surreale e a una papera colossale del portiere. Ancora Bianconi:

«il duo Ulizio – Carluccio» prova con un’altra partita: Cremonese-Pro Patria del 15 dicembre scorso, nella quale – accusa la procura di Catanzaro – potevano contare anche sulla collaborazione dell’allenatore e di tre calciatori della Pro Patria, tra i quali il figlio di Ulizio, Andrea. La ricostruzione di questa partita, vinta 3 a 1 dalla Cremonese grazie a episodi che rivisti in tv paiono grotteschi, sembra quasi un paradigma di come funzionava il sistema. Il gruppo recupera finanziamenti dagli stranieri per pagare i giocatori e poi scommette forte sul risultato di cui sono certi. Al punto che Carluccio telefona al padre: «Dì alla mamma poi, di andare alla banca… al conto suo e di ritirare tutto quello che c’è, poi quando vieni ti dico». Secondo gli inquirenti la somma era «certamente da impiegare per scommettere sulla partita che stavano combinando».

Ai calciatori coinvolti – il portiere che garantisce una papera, un difensore che goffamente lo mette in difficoltà e il centrocampista che si fa espellere (Ulizio jr) – sarebbero toccati 5.000 euro a testa; poi l’allenatore nello spogliatoio ha fatto la ramanzina ai calciatori sbagliati (e Ulizio sr si congratula via sms «mio figlio dice che sei il numero 1»); infine il padre si adopera perché il figlio espulso venga squalificato per un solo turno. E i commenti del dopopartita suonano incredibili, se non si pensa alla frode riuscita. Al telefono con un’amica Ulizio esulta per la sconfitta della sua squadra: «Stiamo rientrando, è finita la partita!… 3 a 1 per la Cremonese! Tutto bene, tutto a posto… Oh, siamo felici!», e ride.