Carlo Ancelotti: “In Premier League il calcio è diverso. Napoli? Una buona esperienza ma…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Febbraio 2020 15:11 | Ultimo aggiornamento: 11 Febbraio 2020 15:11
Carlo Ancelotti, Ansa

Carlo Ancelotti: “In Premier League il calcio è diverso. Napoli? Una buona esperienza ma…” (foto Ansa)

ROMA – Intervistato da Beppe Severgnini per il Corriere della Sera, Carlo Ancelotti parla della sua nuova e fin qui ottima esperienza sulla panchina dell’Everton (solo il Liverpool ha fatto più punti di lui da quando è arrivato in Inghilterra):

“Liverpool? Sono qui da poco, ma ho l’impressione che sia una città in evoluzione, vedo tante costruzioni nuove… È vero che ci sono anche zone con molti problemi, anche intorno allo stadio: disoccupazione, solitudine, alcol. E suicidi: 114, l’anno scorso. L’Everton sta facendo tanto, tutti i giocatori sono coinvolti. Quattordici programmi per aiutare 146mila persone, 5 milioni di sterline l’anno”.

Ogni volta che incontro un allenatore italiano in Inghilterra — Vialli, Zola, Ranieri, oggi lei — ho l’impressione – dice Beppe Severgnini – che si senta, come dire, sollevato.

“Beh, hanno ragione! (ride). Se uno è abituato al calcio italiano, trova un altro mondo. Non parlo dell’intensità del gioco, non è quello che fa la differenza. Qui c’è un ambiente diverso. In Inghilterra non si viene offesi, per esempio. L’insulto è fastidioso. In alcuni stadi italiani hai l’impressione che la gente ti odi, magari perché hai cambiato squadra. Un tipo si mette dietro la panchina e ti vomita addosso insulti per 90 minuti. Qui, è impensabile”.

Capitolo Napoli.

“Sono andato a Napoli perché, dopo nove anni all’estero, avevo voglia di tornare in Italia e Napoli mi sembrava una piazza interessante… Diciamo che non è finita bene, ma è stata una buona esperienza. Vivere a Napoli è una delle più belle cose che possano capitare. Poi un po’ per i risultati, un po’ per altre difficoltà, si è chiuso il rapporto. Io vengo esonerato il 12 dicembre, l’Everton ha mandato via l’allenatore ai primi di dicembre, le cose si sono combinate. Coincidenze. De Laurentiis ha detto: “Ho pensato di cambiare”, io gli ho detto “Sei sicuro?”, lui mi ha detto “Sì”, allora io ho detto: “Ok, allora cerco un’altra squadra”. Non avevo voglia di star fermo e farmi pagare senza lavorare. Allenare in Inghilterra è affascinante, e la società dell’Everton è ambiziosa”.

Come fa un allenatore a capire che presto verrà esonerato?
“Lo annusi, lo annusi… Nel calcio i segreti non esistono, si sa tutto di tutti. A Napoli si annusava… e che devi fare? Devi prendere atto”.

Cosa le ha dato fastidio di questa vicenda?
“Mi dà fastidio che, quando le cose non vanno bene, mi dicano “Ah, bisogna usare la frusta, sei troppo buono, sei troppo gentile e accomodante coi giocatori!”. Ma dico: i dirigenti al mondo non conoscono come alleno? Non mi puoi prendere e poi dirmi di cambiare il mio modo non solo di allenare: il mio modo di essere. Perché io sono così, e così sono arrivati i successi. Se tu mi dici “Devi usare la frusta!”, è sbagliato, è sbagliato”.

È successo solo a Napoli…?
“Ma no, è successo anche al Chelsea, è successo al Paris Saint-Germain… Ho vinto tanto, lo so, ma i momenti difficili ci sono stati dappertutto. Anche al Milan ci sono stati dei passaggi difficilissimi. Però superati. Ecco: forse il Milan è stato l’unico posto dove non mi hanno detto: “Usa la frusta!”. Perché mi conoscevano”.

Fonte: Il Corriere della Sera.