Carlo Tavecchio, cade l’accusa di molestie a Elisabetta Cortani: “Era troppo vecchia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 giugno 2018 11:52 | Ultimo aggiornamento: 15 giugno 2018 13:54
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Carlo Tavecchio, cade l’accusa di molestie a Elisabetta Cortani: “Era troppo vecchia”

ROMA – Il presunto caso di molestie di Carlo Tavecchio alla dirigente della Lazio Femminile [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Elisabetta Cortani è stato archiviato.

Il Guardian, in esclusiva, ha provato a spiegare le motivazioni di questa scelta da parte della procura di Roma. Secondo i magistrati, infatti, le accuse sono state presentate troppo in ritardo rispetto al periodo in cui sarebbero avvenute le presunte molestie, perché Tavecchio e Cortani si conoscevano troppo bene e il silenzio sulle presunte molestie sarebbe stato protratto troppo a lungo.

Secondo il quotidiano britannico inoltre, a spingere i Pm nella decisione di far cadere le accuse c’è anche l’età della donna che ha denunciato, l’ex presidente della squadra femminile della Lazio Elisabetta Cortani, all’epoca dei fatti 50enne. Secondo il documento dell’accusa, l’età avanzata della Cortani escluderebbe che potesse sentirsi spaventata o soggiogata.

Elisabetta Cortani e il suo legale, l’avvocato Mariani, sono intervenuti ai microfoni di ECG, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.

“Purtroppo è una motivazione che è contenuta nella richiesta di archiviazione. Si sostiene che l’età della signora Cortani sarebbe incompatibile con una situazione di soggezione psicologica e di timore tali da giustificare una procedibilità d’ufficio legata al ruolo della persona indagata. Questo è il concetto. La mia cliente per la paura di non essere creduta su consiglio di forze dell’ordine ha deciso nell’ultimo incontro, sapendo quello che sarebbe stato il comportamento tenuto nei suoi confronti, di videoregistrare l’incontro. Tecnicamente la nota dolente della vicenda è che Elisabetta per paura e timore di subire ritorsioni ha ritardato nel denunciare i fatti, pur avendoli confidati a persone a lei vicine e a cui si è affidata per un supporto di carattere psicologico. Però ci sono delle deroghe nella procedibilità a querela. Una di queste è quella che si verifica nell’ipotesi in cui l’abuso sessuale venga posto in essere da un pubblico ufficiale o da un soggetto che esercita pubbliche funzioni abusando del potere che gli viene riconosciuto. In questo caso Tavecchio era il presidente della FIGC, mentre Elisabetta era delegata di alcune società di calcio femminile per risolvere alcune problematiche che riguardano quel settore. I motivi degli incontri tra Elisabetta e Tavecchio erano esclusivamente di carattere sportivo ed istituzionale. Io continuo a credere nella giustizia, spero che qualcuno acclari la situazione, abbiamo presentato un atto di opposizione alla richiesta della procura, vedremo cosa deciderà il giudice. Ho lamentato alcuni vuoti investigativi”.

Elisabetta Cortani ha ricostruito la vicenda: “Passa un messaggio che continua a spaventare le donne che vivono il dramma del denuncio o non denuncio. Dietro una denuncia per molestie sessuali la donna vive un vero e proprio dramma, la paura di finire in un tritacarne, la paura della gogna mediatica. Dico alle donne che non devono avere paura, vale la pena denunciare, c’è una Corte Europea, io arriverò fino a lì per far valere i miei diritti di donna, di mamma e di anziana. Mi fa male parlare di questa storia. Per fortuna ho registrato tutto, se non l’avessi fatto oggi oltre a darmi dell’anziana mi avrebbero considerato anche una bugiarda e una millantatrice. Tavecchio ultimamente mi diceva frasi volgari, provava a palpeggiarmi in modo volgare, fino al punto che l’ultima volta ho deciso di registrarlo, perché sapevo che altrimenti non sarei stata creduta. Mi auguro che ci siano altre persone all’interno di quel palazzo che trovino il coraggio di dire che lo ha fatto anche a loro. Purtroppo in Italia non basta nulla, non basta denunciare, non basta registrare. E’ la mentalità dell’italiano che deve cambiare. Non si può puntare il dito sempre sulla donna. Per me il presidente Tavecchio è sempre stato il presidente, l’ho sempre chiamato presidente, mai Carlo, mai Tavecchio. Lui è cambiato improvvisamente negli ultimi tempi. Mi faceva pesare psicologicamente il fatto di essere il presidente”.