Carlos Tévez: “Ho lasciato la Juventus perché…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Settembre 2015 11:58 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2015 11:58
Tevez (foto Ansa)

Tevez (foto Ansa)

ROMA – Carlos Tévez, Intervistato nella notte da La Cornisa TV con Luis Majul, ha parlato a tutto campo della sua carriera, dagli episodi più recenti con la Juventus fino al passato, dal City con Mancini allo United con Ronaldo. Ma innanzitutto, il ritorno a casa al Boca: “Sognavo tutti i giorni di tornare alla Bombonera. Amo il Boca, vedevo che viveva una fase difficile e ho scelto di tornare per dare una mano. Eppure, essere il giocatore più amato dalla gente a volte ti aiuta, ma molte altre ti mette al centro dell’attenzione. Se sbagli, ti criticano ferocemente”.

Carlitos spiega i motivi del suo addio alla Juve: “Alla Juventus avevo dato tutto, ma proprio tutto. Il Boca arrancava, mi faceva male vederlo così e allora ho chiesto di andar via. Andavo a dormire pensando al giorno in cui sarei tornato alla Bombonera: la Champions l’avevo già vinta, tanto…”. C’era anche un club cinese che lo voleva: “Un club cinese mi ha offerto 20 milioni all’anno. Ma quando hai le idee chiare, i soldi non contano niente. Cosa ho perso pur di tornare al Boca? Beh, non conta. Conta quel che ho guadagnato, cioé la felicità”.

Che rapporto c’è adesso con la Juve? Beh, Tévez non se la perde: “Sto seguendo la Juventus e soffro a vederla così. Ho lasciato un pezzo di cuore alla Juve. Pirlo? Aveva 37 anni ma giocava come uno di 18. E anche Buffon, un fuoriclasse, sembrava un ragazzino. Hanno vinto tutto, Buffon ha addirittura giocato 5 Mondiali…”. E Tévez racconta uno dei segreti per vincere: “Ho giocato in società fantastiche come la Juve, il Manchester United, il Manchester City. La cosa fondamentale è una: i loro dirigenti amano la società per cui lavorano, questo fa la differenza”.

Ma Carlos in carriera ha sbagliato tanto, soprattutto in passato: “Nel 2011 non ero in condizioni per poter giocare a calcio. Mangiavo di tutto, avevo addirittura 8kg di troppo. Ecco, ho imparato a dare il meglio di me da quel momento in poi. Ma non posso essere un modello, quelli sono la mamma e il papà di ognuno”. Nel suo passato, anche qualche momento di tensione con Roberto Mancini al Manchester City: “Tutti hanno parlato della mia lite con Mancini ma nessuno sa la verità. Una volta, il Mancio mi ha fatto scaldare per molti minuti. Poi ha tolto un attaccante per mettere un centrocampista, De Jong. E quindi mi fa: ‘Preparati, vai a scaldarti per entrare’. Gli ho detto che ormai ero pronto. E lui mi ha mandato a scaldare. Ho preferito di no, avevo già dato per più di 10 minuti correndo. E da quel momento non mi ha fatto più giocare”.

A proposito di Premier, non passa il ricordo di Cristiano Ronaldo: “Cristiano Ronaldo era sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Ma sempre, davvero”. Alla scoperta anche del Tévez privato: “Mi ha aiutato molto il golf: controlla gli impulsi, aiuta a trattenerti e concentrarti. Amo anche il West Ham, oltre ai club di cui ho già parlato: non ho mai esultato contro il West Ham, neanche quando ho segnato con lo United. I tifosi degli Hammers mi amano perché li ho salvati dalla retrocessione, quel rapporto rimane intatto”. Capitolo macchine: “”Non amo le Ferrari. Mi piace la Rolls Royce White, la mia auto preferita”. Chiusura finale per l’Apache sul suo ruolo al Boca: “Devo dare l’esempio con questa maglia. A tutti, dai compagni ai tifosi. Arrivo presto all’allenamento, do l’anima. Ho ancora da fare un po’ di rodaggio perché sento dolore alle gambe. Al massimo, vado uno o due mesi al mare…