Caster Semenya si dà al calcio ma ai Giochi di Tokyo ci sarà. Sui 5mila m. lo stop alle donne iperandrogine non vale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Febbraio 2020 13:25 | Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2020 13:25
Caster Semenya si dà al calcio ma ai Giochi di Tokyo ci sarà. Sui 5mila m. lo stop alle donne iperandrogine non vale

Caster Semenya (Ansa)

ROMA – Le hanno tolto i titoli olimpici, l’hanno squalificata dalle gare, ma Caster Semenya non demorde. L’atleta sudafricana accusata di essere troppo androgina – troppo uomo, per intenderci – vuole riprendersi la scena olimpica già quest’anno a Tokyo. Oggi è felicemente accasata a Bedfordvie dove gioca a calcio per i colori del JVW Soccer Club, squadra del campionato femminile sudafricano. Ma, seppure senza annunciarlo esplicitamente, sta preparando anche i 5mila metri, distanza di fondo nella quale primeggiare per prendersi un’altra medaglia d’oro. Stavolta incontestabile.

Semenya infatti ha perso anche il ricorso al Tas di Losanna contro la decisione della Iaaf (la federazione mondiale dell’atletica leggera) che la escludeva dalle gare. Ma perché allora pensa di rientrare? La Iaaf ha assunto infatti una posizione avversa che va spiegata. Le atlete donne, si legge nel dispositivo legale, hanno sei mesi di tempo per ridurre i loro livelli di testosterone e rimanerci a vita. L’iperandrogenismo femminile – è la tesi – procura un vantaggio scorretto rispetto alle altre atlete. Solo che questi limiti si applicano alle competizioni dai 400 metri ai 1500 (diciamo mezzo fondo). Non si applicano alle distanze superiori.

Intervistata da Marca in Spagna, la Semenya ostenta una invidiabile sicurezza e tranquillità. “Sono pronta per il rock&roll. Tutto è pronto con la mia squadra”, ha detto ridendo. E non si riferiva al pallone. “Gioco per hobby e non sono mai stata forte come ora che ho 29 anni. Sono ancora giovane…”. (fonte Marca)