Cessione Milan, Mario Resca advisor? Fininvest smentisce

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2014 11:49 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2014 11:52
Cessione Milan, spunta Mario Resca ma Fininvest smentisce

Cessione Milan, spunta Mario Resca ma Fininvest smentisce (nella foto LaPresse con Berlusconi)

MILANO – Il Sole 24 Ore, nella sua rubrica su calcio e finanza, torna a parlare della possibile cessione del Milan.

Spunta il nome di Mario Resca, il manager che ha preso in mano Cirio dopo il crack di Cragnotti e che ha guidato i BeniCulturali durante uno dei governi Berlusconi. 

Vengono vagliate tutte le ipotesi sul tavolo, anche l’opzione della cessione in toto del Milan, ma Fininvest smentisce. Riportiamo di seguito l’articolo a firma di  Carlo Festa e Simone Filippetti per la nostra rassegna stampa quotidiana. 

“La finale di Champions League col “derby” tra Real e Atletico Madrid, ospitava personalità d’eccezione come Juan Carlos di Spagna. Tra i presenti dicono ci fosse anche Mario Resca. Cosa sarebbe andato a fare il manager che ha preso in mano Cirio dopo il crack di Cragnotti e che ha guidato i BeniCulturali durante uno dei governi Berlusconi? Le medesime voci raccontano che sempre in tribuna ci fosse anche il miliardario cinese Peter Lim.

Nome che ricorda qualcosa ai tifosi del Milan: alcuni mesi fa il magnate asiatico si era fatto avanti con un’offerta da 500 milioni di euro per il club rossonero di proprietà di Berlusconi. Ma allora, Silvio in persona, in piena campagna elettorale per le Europee, liquidò la cosa: «Il Milan non si vende e comunque vale più di 500 milioni».
Ad Arcore, da mesi il dossier Milan è sul tavolo: la stessa Barbara Berlusconi, che ha preso in mano le redini della società, ha apertamente parlato di un socio.
Ora tra le pieghe delle dichiarazioni ufficiali e dei rumors che da mesi circolano attorno al futuro del club, c’è chi cerca di ritagliarsi uno spazio di manovra per sondare il terreno. Ultimo in ordine di tempo a interessarsi al dossier calcio in casa Berlusconi, sarebbe stato proprio Resca.

L’ex presidente di McDonald’s Italia nonché uomo in stretti rapporti con l’ex premier (al pari del consulente Bruno Ermolli e dell’ex presidente dell’Eni Roberto Poli) si starebbe muovendo. In modo informale e ovviamente riservato. Nessun incarico ufficiale da parte della famiglia, a quanto si apprende. Le voci che circolano negli ambienti finanziari parlano dell’ipotesi di una possibile vendita.

Cosa su cui però la famiglia e la Fininvest hanno sempre categoricamente smentito: anche ieri lo stesso ad della holding, Pasquale Cannatelli, ha negato una cessione del club. Vendita o no, su una cosa, però, Berlusconi ha ragione: il Milan costa più di 500 milioni. Il prezzo giusto del Milan che sarebbe stato sussurrato a vari avvocati d’affari milanesi è di 800 milioni: 500 milioni di equity (il fatturato è di 330 milioni più il valore immateriale del prestigio del club) e circa 300 milioni di debiti (247 quelli che risultano dall’ultimo bilancio Fininvest chiuso a fine 2012).
Il calcio è da sempre un dossier delicato, nel gruppo del Biscione: perché va a toccare gli affetti e i sentimenti dello stesso Berlusconi.

Vero è che il club è tecnicamente controllato al 100% dalla holding Fininvest, ma di fatto è la passione personale dell’ex premier. D’altronde, fosse per i manager Fininvest, il calcio sarebbe stato ceduto da tempo, perché il conto economico della cassaforte non può più tollerare un’attività come il calcio, che assorbe risorse ma genera solo perdite (140 milioni negli anni 2010-2011, solo 7 milioni nel 2012). La vendita, però, è sempre stato un argomento tabù finora.
Resca, però, non è l’unico a interessarsi del dossier Ac Milan. Ormai da qualche mese diverse banche d’affari hanno il faldone sul tavolo: in prima fila Lazard, che avrebbe recapitato anche un “teaser” (promo) ad alcuni gruppi finanziari dell’Estremo Oriente, potenzialmente interessati, poi Hsbc, fino a Bnl-Bnp. Il dossier Milan è finito anche oltroceano, sulla scrivania di una boutique finanziaria specializzata nello sport, la newyorkese Inner Circle. Il tutto mentre da Arcore fioccano le smentite.
Qualcosa, però si muove: Barbara sta provando a trovare un socio di minoranza per i rossoneri, magari convincendolo a investire nel progetto del nuovo stadio. Un’impresa non facile, per qualche addetto ai lavori addirittura impossibile, visto che nessun magnate sembra disposto a investire in un club, senza poter poi comandare. Ecco, dunque, spiegato come mai consulenti e banchieri d’affari si propongano agli investitori con l’idea di una cessione totale. Sul futuro del Milan, dunque, si giocano anche i delicati, e mai stabili, equilibri familiari dei Berlusconi.

La stessa Barbara sembra aver giocato la carta della dichiarazione pubblica sul futuro del Milan per sottolineare che a decidere è lei. Ma contabilmente il Milan è di proprietà della Fininvest. E lì l’ultima parola spetta a Marina. Chissà se prevarrà il «modulo Resca» o il “modulo Barbara”.