Champions League, Roma e Juve agli ottavi: ecco le possibili avversarie

Pubblicato il 5 dicembre 2017 23:27 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2017 23:27
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Champions League, Roma e Juve agli ottavi: ecco le possibili avversarie ANSA

ROMA – Calcio italiano in festa, Roma e Juventus si sono qualificate agli ottavi di Champions League. In attesa di conoscere il destino del Napoli, che dovrà vincere a Rotterdam e sperare in una vittoria del City, andiamo a vedere le possibili avversarie di Roma e Juve nel prossimo turno di Champions League.

Ottavi, le possibili avversarie di Roma e Juve

La Roma ha vinto il girone quindi giocherà contro una seconda classificata. I giallorossi potrebbero incontrare: Basilea o Bayern. Gli altri gironi devono ancora terminare. Nel Girone E il Siviglia è secondo ma può succedere ancora di tutto e anche Liverpool o Spartak potrebbero termine in questa posizione.

Nel Girone F si giocano il secondo posto lo Shakhtar e il Napoli. Gli ucraini potrebbero essere un possibile avversario per la Roma, il Napoli no perché è una italiana (stesso discorso per la Juventus). Si giocano il secondo posto Porto e Lipsia, invece è certamente seconda il Real Madrid.

La Juventus si è qualificata come seconda quindi dovrà giocare contro una vincitrice dei gironi. I bianconeri potrebbero incontrare Manchester United, City, Psg, Besiktas, Tottenham e una tra Liverpool e Siviglia.

La Roma batte il Qarabag e vince il girone

Tutto in una notte. Ottavi di Champions da primi nel girone e Stadio: i tifosi della Roma cerchieranno di rosso il 5 dicembre, giorno della promozione nell’Europa che conta e, soprattutto, del via libera definitivo alla nuova ‘casa’, festeggiata anche dalla sindaca Virginia Raggi in tribuna.

La Roma batte gli azeri del Qarabag 1-0, torna dopo due anni a respirare l’aria d’élite del calcio che conta e lo fa addirittura da prima della classe, davanti a Chelsea e Atletico Madrid sui quali il 24 agosto tutti avrebbero scommesso.

Allora furono Garcia prima e Spalletti poi a portarcela, oggi il merito va a una squadra ‘nuova’, nel gioco e nella sostanza e a Diego Perotti che nel giorno dell’addio di Totti l’aveva trascinata in Champions per i capelli, con un gol in pieno recupero e oggi ce la fa rimanere con un tap-in che vale oro.

Una partita non bella, va detto subito, ma la posta in palio era tanto grossa da giustificare la prova a tratti incolore dei giallorossi. Il freddo e la diretta tv tengono lontano dall’Olimpico una gran fetta di pubblico: solo in 35mila hanno dato retta alla richiesta di Di Francesco che chiedeva il pienone, ma basta e avanza a trascinare Nainggolan&Co a svolgere il ‘compitino’.

E già, perché gli azeri, che pure avevano fermato i ‘colchoneros’, alzano un vero muro davanti a Sehic (4-1-4-1). Di Francesco recupera Perotti e Kolarov e rispolvera De Rossi, in castigo in campionato. Il resto è tutto scontato, con Dzeko prima punta e Schick che si accomoda in panchina.

Il Qarabag scende all’Olimpico senza quattro titolari: i centrali difensivi Sadygov e Huseynov, il terzino sinistro Agolli e l’esterno d’attacco Henrique. Ma gli 11 messi in campo da Gurbanov, pur con qualche deficienza tecnica, ci mettono cuore e muscoli e per la Roma della prima metà gara basta e avanza.

Dopo 45′ senza sussulti e tiri in porta (tre in tutto, il più pericoloso sventato da Sehic al 48′ su una staffilata di Nainggolan), la ripresa comincia sotto ben altra luce, merito anche di un ‘altro’ Perotti che da abulico diventa prim’attore: all’8′ percussione in area per Dzeko che tira addosso a Sehic, ma sul rimpallo l’argentino è bravo nel tap-in di testa a porta vuota.

Un gol liberatorio che evita ulteriori batticuori, considerando il gol negli stessi minuti di Saul a Stamford Bridge. Il gol è una scossa per i giallorossi che diventano più veloci e martellanti: 6 angoli (alla fine saranno 14 a 0) in una manciata di minuti, conditi da una grandissima giocata di Nainggolan che il portiere azero sventa par suo.

Il muro azero pero’ continua a resistere e per evitare sorprese di qualsiasi tipo Di Francesco si copre e passa al 4-2-3-1: fuori Perotti e El Shaarawy per Gerson e Pellegrini. Gurbanov capisce il momento psicologico dei giallorossi e rafforza l’attacco e per poco (35′) Michel non rovina la festa e fa correre un brivido ai 35mila infreddoliti dell’Olimpico: tutto solo su cross di Guerrier colpisce centralmente, con Alisson che si trova la palla tra le mani.

E’ l’ultimo sussulto di un match che ha vissuto gli ultimi minuti con l’orecchio alla radio e che alla fine premia la Roma che chiude col boato dell’Olimpico, la promozione e un bel gruzzoletto in cassaforte (15-20 milioni che potrebbero aumentare di parecchio se il Napoli domani fosse eliminato, grazie alla quota del market pool e che si vanno ad aggiungere agli introiti del ‘new deal’ commerciale messo in atto dal club giallorosso).

Buon viatico in vista del prossimo turno di campionato (la Roma a Chievo, Juve e Inter che si toglieranno punti reciprocamente) e del sorteggio di lunedì 11 a Nyon, che stavolta – da prima del girone – sarà almeno un po’ meno a rischio.

Juve agli ottavi da seconda

La Juventus va agli ottavi di Champions, con il 2-0 ad Atene sull’Olympiacos, staccando alla fine di 4 punti nel girone lo Sporting Lisbona, battuto al Camp Nou dal Barcellona. In gol abbastanza presto – Cuadrado al 15′ – per chiudere il conto ha dovuto aspettare fino all’89’, quando Bernardeschi entrato da pochi minuti, ha firmato il raddoppio, con il suo primo centro in Champions League.

Dalla Catalogna non sono mai arrivate brutte notizie, ma Allegri ha avuto di che arrabbiarsi: troppi errori, superficialità e passaggi sbagliati hanno costellato la partita della Juventus, che ha lasciato tre palle-gol ai greci: due belle parate di Szczesny, una per tempo, e un incrocio dei pali di Ben Nabouhane, sull’1-0, hanno salvato la porta, per la quarta partita consecutiva (Barcellona, Crotone, Napoli e, oggi, Atene).

Tra i crucci di Allegri resta poi Dybala, ancora nelle nebbie di un periodo-no. Quando è uscito, sostituito da Pjanic, l’argentino si è seduto in disparte sulla panchina bianconera, meditabondo.

Fuori Buffon – per smaltire la botta presa a Napoli, e Chiellini, fermato da un virus intestinale, con Pjanic e Mandzukic in panchina, Juve con il 4-2-3-1, con la coppa Khedira-Matuidi in mediana, Szczesny in porta, Cuadrado e Douglas Costa esterni nel trio dietro Higuain. All’Olympiacos, ultimo con un solo punto, e quindi fuori anche dall’Europa League, non restava che l’orgoglio. La Juventus, tuttavia, non gli ha lasciato campo, almeno all’inizio.

La prima occasione della partita sui piedi di Dybala, servito da Sciglio: il sinistro sporco del numero 10 bianconero è stato deviato in angolo con i polpastrelli da Proto.

Ma è stato l’unico acuto della serata di Dybala. Al 15′ Juventus in vantaggio: affondo sulla sinistra di Alex Sandro, cross radente per Cuadrado e botta del colombiano, passaporto per gli ottavi. Proto ha poi respinto di piede in uscita su Cuadrado (25′), De Sciglio ha chiuso bene su Seba (28′).

Un errore di Dybala 40′ ha dato il là a una pericolosa azione dell’Olympiacos, chiusa da una parata decisiva di Szczesny su Djurdjevic. Ancora il portiere bianconero determinante su Marin, dopo una palla persa sulla trequarti dalla Juventus.

Allegri si è sbracciato e arrabbiato più volte, cambiando il 4-2-3-1 nel 4-3-3 con l’innesto di Pjanic al posto di Dybala. Ancora un brivido, il palo di Bemn Nabohuane al 37′, prima della perla di Bernardeschi.