Coronavirus, Danilo Gallinari: “Quando vedo chiamate dall’Italia mi preparo a brutte notizie”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Aprile 2020 15:42 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2020 15:42
Coronavirus, Danilo Gallinari: "Quando vedo chiamate dall'Italia mi preparo a brutte notizie"

Coronavirus, Danilo Gallinari: “Quando vedo chiamate dall’Italia mi preparo a brutte notizie” (foto Ansa)

OKLAHOMA (STATI UNITI) – Danilo Gallinari sta trascorrendo la quarantena da coronavirus visto che gioca in NBA con la canotta di OKC (Oklahoma City Thunder).

Mentre Gallinari è negli Stati Uniti, la sua famiglia è in Italia. Quando vede chiamate dal nostro Paese, di questo periodo, si prepara sempre a brutte notizie. 

Le sensazioni di Gallinari sul coronavirus sono state pubblicate  su “The Players’ Tribune”. Riportiamole dal Corriere dello Sport. 

Gallinari e il coronavirus: “Sono preoccupato per la mia famiglia che è in Italia”.

“E’ da circa un mese che ogni volta che mi squilla il telefono e vedo una chiamata dall’Italia mi preparo a ricevere brutte notizie.

E ultimamente mi squilla parecchio. Mi fa strano dirlo, ma io sono fortunato perché i componenti della mia famiglia stanno tutti bene. Sono preoccupato per mia madre, da sola in quarantena in Italia, con mio padre e mio fratello bloccati a Denver.

Ma lei non ha problemi, vive in una casa grande e ha tutto lo spazio necessario. Penso invece a chi si sente recluso nella propria abitazione, a chi fa fatica a vivere in un ambiente sano.

Alla sofferenza che ormai si vede dappertutto. Non si sistemerà tutto domani o la settimana prossima. Non sappiamo quanto tempo ci vorrà a uscirne, ma c’è una cosa di cui sono certo: non durerà all’infinito.

Un retroscena sul match contro Utah Jazz? Sapevo che in Italia non si giocava già da tempo a causa del coronavirus, ho pensato subito che fosse successo anche qui in America.

Non ci sono state date notizie per molto tempo e i miei compagni, a differenza mia, non immaginavano l’impatto che il virus potesse avere. A quel punto ho preso la parola: “Ragazzi, secondo me tutto questo ha a che fare con il contagio”.

Da lì in poi tutti hanno iniziato a farmi domande, mi sono trovato in mezzo allo spogliatoio a dare spiegazioni, ma nessuno in quel momento era preoccupato. Adesso invece il virus lo conoscono tutti”.