Coronavirus, Tommasi lancia allarme: “Calciatori Serie C e D guadagnano poco…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Aprile 2020 16:10 | Ultimo aggiornamento: 5 Aprile 2020 16:10
Coronavirus, Tommasi lancia allarme: "Calciatori Serie C e D guadagnano poco..."

Coronavirus, Tommasi lancia allarme: “Calciatori Serie C e D guadagnano poco…” (foto Ansa)

ROMA -Mentre sui media nazionali non si fa altro che parlare del tema della riduzione degli stipendi dei calciatori di Serie A per fronteggiare l’emergenza coronavirus, Damiano Tommasi, presidente dell’associazione italiana calciatori, focalizza la sua attenzione sui giocatori di Serie C e D che guadagnano molto di meno…

Le sue dichiarazioni a Rainews24 sono riportate da gazzetta.it.

“Il Monza? Sono accordi che singolarmente i club stanno iniziando a cercare con i loro tesserati.

Quello di cui stiamo parlando con la Lega Pro è un tema a cui teniamo molto, che sono i redditi più bassi.

Soprattutto in Lega Pro, Serie D e nel calcio donne ci sono giocatori che mantengono la famiglia con redditi molto bassi, ma che rischiano oggi di non venire rispettati per la crisi.

Il tentativo che stiamo facendo è capire se le risorse che si risparmiano e che si riescono a recuperare dal sistema possono aiutare ad avere almeno una garanzia e una tutela di questi stipendi più bassi, senz’altro non paragonabili a quelli che sentiamo sui giornali dei grandi campioni. Il 70% dei giocatori di lega Pro guadagna meno di 50 mila euro lordi”.

“Sono tanti i ragazzi che oggi non hanno una prospettiva davanti perché non si sa quando e se si riprenderà a giocare.

La Serie D conta più di 160 squadre ed è complicato trovare una situazione di sicurezza totale in tutto il territorio e quindi il rischio di finire anticipatamente è molto alto e questo ovviamente mette in difficoltà parecchi ragazzi che vivono di calcio.

Al di là della tutela della salute dei singoli atleti, credo che abbiamo anche la responsabilità di far ripartire una macchina che non coinvolge solo atleti, allenatori e dirigenti, ma anche magazzinieri, massaggiatori, autisti, addetti al campo.

Tutte queste persone devono essere messe in sicurezza e tornare al lavoro quando le condizioni lo permetteranno.

Come abbiamo visto è troppo veloce l’inizio di un nuovo focolaio e non possiamo permettercelo” (fonti Rainews24 e gazzetta.it).