Spagna, Del Bosque diventa marchese: “Però chiamatemi mister”

Pubblicato il 5 Febbraio 2011 14:58 | Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio 2011 14:58

MADRID- «I giocatori continueranno a chiamarmi ‘‘ mister’’, oppure Vicente» .

Del Bosque non pretende inchini ma da oggi la Spagna, intesa come nazionale, avrà in panchina un nobile. Il tecnico che ha portato le Furie Rosse al primo titolo mondiale della storia ha ricevuto da re Juan Carlos il titolo di marchese.

«Sua Maestà — ha precisato il c. t. con aristocratica modestia— ha voluto rendere omaggio ai campioni del mondo e lo ha fatto attraverso il sottoscritto» . Si apre così l’epoca del «m a r c h e s a t o d e l T i -qui-taqua» , ironizza il sito di El Mundo, alludendo al gioco fitto e frenetico inventato dal Barcellona e adottato in nazionale proprio da Del Bosque, 60 anni di cui metà al Real Madrid, 12 da giocatore con 5 titoli e 18 da allenatore con 2 scudetti e 2 Champions League, prima di dedicarsi, dal 2008, alla nazionale. «Quando abbiamo vinto il Mondiale— infierisce la stampa spagnola online — avevamo scritto che la Spagna era entrata nella nobiltà del calcio: era solo un’immagine, solo il Re l’ha presa sul serio» . Tanto sul serio da insignire «el manager» («per il suo grande contributo allo sport spagnolo e allo sviluppo dei valori sportivi» ) insieme allo scrittore Vargas Llosa, all’esperto di diritto mercantile Aurelio Menendez e all’imprenditore Juan Miguel Villar Mir, ingegnere civile, ex ministro e mancato presidente del Real Madrid. Il marchese Del Bosque ha garantito che non indosserà il parruccone né porterà lo spadino nella fondina ma ha approfittato della situazione per motivare la squadra, campione d’Europa e del mondo, ma reduce dalla scoppola «amichevole» in Portogallo (0-4 lo scorso novembre): «Questo titolo rappresenta una responsabilità in più, che ci obbliga a migliorare di partita in partita» . L’elenco degli sportivi diventati nobili è sconfinato quanto il catalogo delle donne di Don Giovanni. Solo a sbirciare il registro dell’Ordine dell’Impero Britannico, accanto a Charlie Chaplin, Agatha Christie, Alfred Hitchcock, Stephen Hawking, Van Morrison e i Beatles, sbucano i «baronetti» David Beckham, Alex Ferguson, Ryan Giggs e il nostro Gianfranco Zola. L’unico ad avere la doppia investitura di membro e di ufficiale è però uno del rugby, Jonny Wilkinson, protagonista del trionfo inglese nella Coppa del Mondo 2003.

In Italia non si diventa marchesi ma cavalieri, come le nazionali in blocco del 1982 (vincente in Spagna) e del 1990 (terza in patria). O Grand’Ufficiali, come l’indimenticabile Enzo Bearzot.