Genova. Derby: gaffe del sindaco sampdoriano Vincenzi: “Pareggio tra Genoa e Sampdoria”

di Franco Manzitti
Pubblicato il 6 Maggio 2011 8:00 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2011 0:58

foto Lapresse

GENOVA – Se la partita fosse già cominciata nella mitica cornice dello stadio Luigi Ferraris, in riva al fiume Bisagno, spalti all’inglese che meglio di così la partita non si può vedere, a strapiombo sul campo verde, assisteremmo a una espulsione con maxicartellino rosso, al primo secondo di gioco.

Il giocatore espulso non è un roccioso difensore come il genoano Kaka Kaladze, ex Milan, grande eroe georgiano, oppure come il sampdoriano Angelo Palombo, mediano duro e puro, magari beccati alla prima azione per un fallo cattivo su un avversario subito in fuga verso la Gradinata Nord, storica curva genoana o in direzione Gradinata Sud, il covo dei sampdoriani.

L’espulso è una signora, niente meno che la sindaco di Genova, Marta Vincenzi del Pd, tiepida sampdoriana, focosissima primo cittadino, entrata sul campo del derby numero 104 sotto la Lanterna con un fallo clamoroso, altro che entrata a piedi uniti o a martello sulle caviglie nemiche. Cercando, a suo modo, di stemperare una stracittadina carica di tensione perché la Sampdoria si giocherà in questa partita la permanenza in Serie A contro un Genoa, che non ha niente da chiedere alla classifica ma che sembra determinato a stendere gli odiati “cugini”, cosa si è inventata la signora sindaco? Ha convocato in Comune i due capitani, appunto Angelo Palombo della Samp e Marco Rossi del Genoa, per invitarli a una comune azione di solidiarietà in vista della partita. Come per dire: venite da me che vi raccomando di stare buoni e bravi e di fare una bella partita.

L’inusuale mossa ha scatenato un putiferio, perché è ovviamente stata letta come un invito a pareggiare l’incontro in ossequio ai superiori interessi cittadini. “Sapete cari concittadini – ha sussurrato la signora Sindaco – per Genova è importante avere due squadre in serie A”. E la Samp ha proprio bisogno di non perdere.