Diego Costa, la biografia: “Manie omicide, scherzi e…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 agosto 2015 8:43 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2015 8:44
Diego Costa (foto Ansa)

Diego Costa (foto Ansa)

ROMA – “Quando ero piccolo giocavo a calcio per strada. Insultavo tutti, non rispettavo nessuno, pensavo che avrei dovuto uccidere tutti”. Diego Costa, nato a Lagarto, in Brasile, nel 1988, è cresciuto così e lo racconta in “The Art of War”, l’arte della guerra, la sua biografia scritta l’anno scorso da Graham Hunter.

L’episodio più triste raccontato nel libro risale al suo periodo a Madrid: “È incredibile, non posso credere di aver ucciso il mio cane. Era uscito per salutarmi, non l’ho visto e l’ho schiacciato con l’auto”, svela il giocatore. Paulo Assunçao, suo ex compagno di squadra, racconta che “rimase depresso per un mese”.

Menendez, suo allenatore al Celta, spiega come era Diego Costa nel 2007: “Era sincero: quando arrivava tardi all’allenamento, non mi raccontava puttanate del tipo ‘Non è suonata la sveglia’, diceva che aveva giocato tutta la notte alla play”. In realtà pare che giocasse anche ad altro: “Non si allenava abbastanza, così organizzava delle partite di notte sui campetti dell’università con gli amici”. Quando era all’Albacete, invece, si divertiva diversamente: “Stava guardando un film porno a casa sua insieme agli amici, il volume era alto, così una vicina suonò alla porta e lui le disse: ‘Signora? Che problema c’è? Non le piace fare l’amore?’ “. Donne in tv, donne per scherzo: “Una volta mise una bottiglia d’acqua su un giornale aperto su una pagina con una modella con il seno in vista. Chiamò Maniche e gli disse che se avesse guardato attraverso la bottiglia, avrebbe visto una donna nuda. Poi schiacciò la bottiglia e lui rimase completamente bagnato. Così gli disse: ‘Come vuoi che la donna si tolga i vestiti se continui a guardarla?”.

Un paio di episodi che giustificano il titolo del libro. Il primo: “Quando arrivò al Chelsea non conosceva bene l’inglese, ma Oscar gli insegnò un paio di frasi. Così si presentò allo spogliatoio dicendo a John Terry: ‘Io vado in guerra e tu vieni con noi’.”. Il secondo, quando giocava ancora con l’Atletico e provocò una ferita a Welington (con 6 punti di sutura): “Non sono un pugile, non ho bisogno di picchiare gli altri per giocare bene. Welington sì e questo mi dà fastidio: è una femminuccia, avrebbe dovuto giocare a pallavolo, non a calcio”.