Europa League, Inter e Torino ko: nerazzurri fischiati, granata sfiorano impresa

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Marzo 2015 23:37 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2015 9:58
Diretta, Inter-Wolfburg e Torino-Zenit (formazioni ufficiali)

Mancini nella foto LaPresse

ROMA – Inter-Wolfsburg 1-2 (andata 1-3) e Torino-Zenit 1-0 (andata 0-2). Entrambe le squadre sono state eliminate dall’Europa League.  Un’Inter senza personalita’, carattere e soprattutto senza cuore ammaina bandiera, si arrende ai tedeschi del Wolfsburg e – tra i fischi – dice addio al sogno europeo. Fallisce la remuntada chiesta da Mancini. Il Wolfsburg vince 2-1 a San Siro e prosegue la sua corsa in una serata amara per i tifosi nerazzurri che fanno i conti con una stagione da dimenticare.

L’Inter e’ lenta, prevedibile, poco cinica e molto fragile in difesa. Carrizo – ancora una volta fra i pali – non da’ alcuna sicurezza al reparto arretrato gia’ di per se’ traballante e incerto. I tedeschi ne approfittano e sorprendono continuamente i padroni di casa con eccellenti ripartenze: sono coriacei, solidi e concreti. L’Inter risponde con approssimazione e soprattutto senza quella cattiveria che forse le avrebbe spianato la strada verso l’impresa. Mancini schiera Icardi come prima punta ma l’argentino non riesce a trascinare la squadra e si fa contagiare dalla mediocrita’ generale.

Male Juan Jesus, insicuro Carrizo, in ombra Guarin. La squadra non gira, il centrocampo e’ scollegato, l’attacco sterile. L’Inter parte bene ma la sua tensione agonistica dura solo pochi minuti. Hernanes prova a sorprendere i tedeschi al 4′, Benaglio salva in tuffo. Il Wolfsburg replica con Caligiuri che schiaccia un buon pallone ma non centra lo specchio della porta. I tedeschi sono bravi a sfruttare gli spazi: Dost si trova a tu per tu con Carrizo senza trovare il gol. Sono le prime avvisaglie che qualcosa non va e che non e’ una notte di eroi. Icardi sbaglia tutto e non sfrutta un buon cross di Santon, subito dopo Ranocchia e’ bravo a salvare in scivolata su Dost. Carrizo va a vuoto mentre il portiere avversario compie un piccolo capolavoro su tiro di Icardi.

Al 24′ clamorosa dormita della retroguardia nerazzurra: Juan Jesus e Ranocchia perdono l’uomo, lasciano crossare De Bruyne, arriva Caligiuri e beffa Carrizo: il portiere riesce a sfiorare la palla che pero’ inesorabilmente si infila nella rete. La strada per l’Inter diventa sempre piu’ impervia, un ribaltone e’ assolutamente improbabile. Tifosi silenziosi e sgomenti, parte qualche fischio, affranto Mancini.

L’allenatore fallisce il tentativo di rivoluzionare la mentalita’ di una squadra priva di talento e genialita’, forse anche con poco coraggio e scarsa autostima. La reazione e’ insufficiente e confusa: Kovacic prova il destro, Palacio soffre e si fa pescare in fuorigioco, Icardi tenta di testa ma non imprime una buona spinta alla palla. Ancora Kovacic cerca l’azione personale: l’Inter non gioca coralmente e tutti i tentativi sono velleitari. Il Wolfsburg avverte la debolezza dei propri avversari e si proietta anche in avanti.

Pericoloso prima Caligiuri, poi Dost. L’Inter – a suggello di una serata triste – fallisce una facile opportunita’ con Guarin che da due passi manca il bersaglio e si fa chiudere lo specchio da Benaglio. Il secondo tempo non segna un cambiamento radicale nell’Inter che continua a soffrire: subito contropiede del Wolfsburg con Dost chiuso da Carrizo. I tedeschi controllano agevolmente, i tifosi rumoreggiano e incitano la loro squadra chiedendole di lottare, di metterci convinzione. Eppure la svolta non c’e’: De Bruyne e’ pericoloso.

L’Inter e’ poca cosa. Hernanes va di testa, Guarin prova da fuori, Palacio e’ il piu’ volitivo. Al 23′ il profeta sfiora il gol con un tiro che accarezza il palo. Eppure manca la carica, i nerazzurri sono rassegnati. Tre minuti dopo arriva il gol della bandiera di Palacio su assist di Hernanes. Nonostante il pari, la partita non sembra riaprirsi: Kuzmanovic cade in area, l’arbitro fa continuare.

Il serbo calcia un paio di volte da varie posizioni, tentativi inefficaci. L’Inter sembra piccola piccola: si salva solo Palacio. Nessuna trama vincente, zero verticalizzazioni, movimenti senza palla inesistenti: in questo deserto di idee e di gioco arriva la mazzata finale, il gol di Bendtner a un minuto dal 90′. E’ la fotografia di questo momento nero per l’Inter sommersa da fischi implacabili. Mancini si mette le mani nei capelli. Lui vuole restare per vincere ma con questa squadra sembra una scommessa gia’ persa.

Finisce il sogno europeo del Torino, tra amarezza e rimpianti. La squadra di Ventura non riesce nella grande impresa ed abbandona il palcoscenico continentale per mano dello Zenit San Pietroburgo. Chiamati alla difficilissima missione di ribaltare tra le mura amiche la sconfitta per 2-0 patita in terra di Russia, i granata sfoderano una partita aggressiva, creano e sprecano delle ottime occasioni, soprattutto nel primo tempo, e vanno a segno all’ultimo minuto con il solito Glik. Ma non basta: ad avanzare ai quarti sono i giocatori di Villas Boas, arrivati a Torino per giocare una partita di contenimento e non riescono mai a rendersi pericolosi. E tra i giocatori di Ventura non può che emergere il rammarico per quanto successo all’andata. La differenza tra i granata e i campioni di Russia non si è assolutamente vista. Ma alla fine, nonostante l’uscita di scena, sono solo applausi dal pubblico dell’Olimpico per una squadra capace di disputare un’Europa League da protagonista dopo tanti anni di assenza. Quagliarella e compagni si congedano a testa altissima.

Nel suo 3-5-2 Ventura si gioca il carico da novanta con il tandem d’attacco Quagliarella-Maxi Lopez, con l’argentino che vince il ballottaggio con Martinez. La novità è l’inserimento di Farnerud al posto dello squalificato Benassi in mezzo al campo. In mediana confermati Gazzi ed El Kaddouri, sulle fasce agiscono Darmian e Molinaro. Trio difensivo formato da Maksimovic-Glik-Moretti, a protezione della porta di Padelli. Nelle file dello Zenit Tymoshchuk vince il ballottaggio con Ryazantsev per rilevare lo squalificato Javi Garcia a centrocampo. In avanti Rondon è il terminale offensivo, supportato da Hulk, Shatov e Danny. Primi minuti all’insegna della prudenza. Lo Zenit non ha nessuna intenzione di alzare i ritmi, da parte sua il Toro cerca di non scoprirsi troppo. L’Olimpico si scalda al 7′, quando Quagliarella verticalizza per Molinaro: l’esterno scavalca Lodygin di pallonetto, la palla timbra il palo e Neto salva, ma l’arbitro ha già fermato tutto per fuorigioco. I granata gradualmente prendono coraggio e cercano di assumere l’iniziativa. Una punizione di potenza di Farnerud, con palla che sibila accanto al palo, regala un brivido al portiere russo. Quindi è Maxi Lopez a provare la girata al volo in area, su sponda di Quagliarella. E’ poi l’attaccante napoletano a provarci su punizione: destro secco e palla deviata in angolo dalla retroguardia ospite. Sul successivo corner, Maxi Lopez non trova la deviazione vincente da pochi passi a porta praticamente, poi la difesa dello Zenit si salva. Buon momento dei granata, concentratissimi nel contenere i lampi dei russi ed ancora pericolosi in avanti.

Quagliarella, tutto solo sul secondo palo, spreca un’ottima occasione di testa, deviando con poca potenza il traversone dalla sinistra di El Kaddouri: Lodygin ha buon gioco nel fare sua la sfera. E’ un Toro sicuramente volenteroso e capace di impensierire la squadra di Villas-Boas, ma poco cinico: l’intervallo se ne va chiudendosi sullo 0-0. In apertura di ripresa schema su punizione del Toro che libera Glik dopo lo spiovente di Farnerud, il capitano trova l’incornata vincente in tuffo ma Jug annulla per offside. L’inizio dei granata è arrembante, lo Zenit fatica a ripartire. La partita si innervosisce: nei primi dieci minuti della ripresa, volano ben quattro cartellini gialli. Ventura, già carente di alternative in panchina, è costretto ad un cambio forzato: Farnerud accusa dolori al ginocchio, dentro Bovo. I minuti trascorrono inesorabili e al Toro servirebbe almeno un gol: ma, complice l’inevitabile stanchezza e l’atteggiamento prudente dello Zenit, la spinta granata non è più incisiva come nel primo tempo e i russi hanno molti più spazi. Ventura prova a dare la scossa all’attacco richiamando El Kaddouri e lanciando in campo la freschezza di Martinez: Toro a trazione anteriore.

Una fiammata improvvisa dei granata viene disinnescata da un doppio, prodigioso intervento di Lodygin sulla linea di porta: prima sul colpo di testa di Martinez, poi sul tap-in di Gazzi. Grandissima occasione per la squadra di Ventura ed enorme sospiro di sollievo per Villas-Boas. E’ il momento del tutto per tutto: Ventura inserisce un’altra punta, Amauri, per Molinaro. Martinez arretra a fare il centrocampista. Finale vietato ai cuori forti: prima Amauri vede il suo colpo di testa deviato da Lodygin in angolo. Poi, all’ultimo minuto, spunta l’incornata del solito Glik in mischia per l’1-0. E’ la rete che riaccende la speranza del Toro: ma arriva troppo tardi e l’arrembaggio finale, accompagnato dall’urlo dell’Olimpico, non porta frutti. E al fischio finale ad avanzare è lo Zenit. Peccato, davvero.