Doping, Cipollini. La Gazzetta insiste, avvocato del ciclista: “Accuse assurde”

Pubblicato il 10 Febbraio 2013 12:12 | Ultimo aggiornamento: 10 Febbraio 2013 12:13
Doping, Cipollini. La Gazzetta insiste, avvocato del ciclista: "Accuse assurde"

Mario Cipollini (LaPresse)

ROMA – “La Gazzetta dello Sport” non si ferma davanti alla lettera scritta dall’avvocato del ciclista Mario Cipollini, “Accuse assurde”, e continua a svelare nuove indiscrezioni sull’ennesimo caso di doping che sta destando scandalo nel mondo delle due ruote.

Secondo il quotidiano sportivo di via Solferino, i primi contatti tra Mario Cipollini e il dottor Eufemiano Fuentes risalgono al 2001.

E tra le 7000 pagine dell’Operacion Puerto compaiono altre tre tabelle di preparazione, compilate dal medico spagnolo per il velocista lucchese: sono riferite alle stagioni 2001, 2003 e 2004, oltre a quella del 2002 che “La Gazzetta dello Sport” ha presentato ieri in esclusiva.

Il 2002, cioè la stagione indimenticabile per Re Leone: vinse Sanremo, Gand-Wevelgem e Mondiale.

Il 2001 è stato un anno molto significativo per il ciclismo. In quel periodo Armstrong su decisione del medico Michele Ferrari, al fianco per anni anche di Cipollini, è passato dall’Epo alle trasfusioni di sangue. La ragione di questo cambiamento è da reintracciare nel fatto che l’Epo non era più utilizzabile dopo che nel corso delle Olimpiadi di Sydney venne inventato il metodo per scovarlo attraverso le analisi delle urine.

La “Gazzetta dello Sport” rivela che Cipollini, dal 2001 al 2003, avrebbe svuotato ben 25 sacche di sangue tra trasfusioni e prelievi. Un numero davvero impressionante.

La Gazzetta parla nel dettaglio di tutte queste trasfusioni. Riportiamo questo passaggio dell’articolo.

Prima del Mondiale del 13 ottobre, avrebbe fatto due sacche: il 22 settembre e il 9 ottobre, a 4 giorni dalla gara. Il 2003 è un altro passo in avanti.

Ormai identificato da Fuentes con il codice «Maria» (non era infrequente che, per il medico, un atleta avesse più di una sigla o pseudonimo), Cipollini inizia il trattamento il 7 dicembre 2002 con il prelievo di due sacche di sangue.

Prosegue un mese dopo con due estrazioni e due reinfusioni lo stesso giorno (l’8 gennaio) prima di cominciare un trattamento di 11 giorni di anabolizzanti; quindi ormoni (HM).

A febbraio, ancora una doppia estrazione-reinfusione (il 6 febbraio), poi ormoni della crescita a giorni alterni, l’IG (un altro tipo di ormone della crescita).

La doppia estrazione-reinfusione si rivede ancora il 2 marzo, con due reimmissioni di sangue prima di altrettanti appuntamenti importanti: il 12 marzo per la Tirreno-Adriatico, il 19 marzo tre giorni prima della Sanremo. Gara che vinse Paolo Bettini, ma in cui Cipollini andò più forte persino del 2002. La tabella è cruda: 16 sacche per preparare la Classicissima.

E in totale, dal 7 dicembre 2002 alla vigilia del Giro d’Italia (8 maggio 2003), Cipollini avrebbe proceduto all’utilizzo di ben 25 sacche: in 5 mesi.

Ci siamo soffermati su queste due stagioni perché sono le più significative dell’ultima parte della carriera: nel 2003 Mario conquistò il record di 42 tappe al Giro. Il 2004 si chiude dopo 6 tappe del Tour, e a marzo 2005 “Cipo” appende la bici al chiodo, più il rientro per un mese nel 2008.

Accuse pesanti che scatenano polemiche, reazioni, prese di posizione. La più dura è della Federciclismo che, attraverso il presidente Renato Di Rocco, annuncia che la federazione ”si costituirà al più presto parte civile nell’inchiesta ‘Operacion Puerto’ anche alla luce delle rivelazioni degli atti riguardanti Mario Cipollini”.

Cosa rischia Cipollini?

Nulla dal punto di vista penale perchè i reati sono in prescrizione dopo cinque anni per via della legge antidoping numero 376 del 2000.

Per la legge sportiva è diverso (la prescrizione scatta nel momento in cui si è a conoscenza del fatto): la Procura antidoping Coni deve acquisire le carte, valutare i tempi dei fatti ed eventualmente convocare Cipollini.

In quanto non tesserato, Mario può non presentarsi. L’eventuale deferimento sportivo è al Tna, il tribunale nazionale antidoping, e il ricorso al Tas, il tribunale arbitrale.

L’iter procedimentale da seguire è uguale  a quello per la vicenda Armstrong: solo dopo il Tas, le carte passerebbero all’Uci, la federciclo mondiale.

Solo al termine di questa procedura si potrebbe avanzare una richiesta di risarcimento danni d’immagine contro Cipollini.

Riportiamo, per completezza di informazione, anche la lettera dell’avvocato di Mario Cipollini alla Gazzetta. 

”In nome e per conto del Sig. Mario Cipollini ed in relazione alle notizie apparse in data odierna sul sito web Gazzetta.it, riportate sull’omonimo quotidiano sportivo nazionale e riprese da diversi organi di informazione – afferma il legale – con il presente comunicato sono a smentire categoricamente le infondate ed assurde accuse mosse al mio assistito”.

”I documenti pubblicati – puntualizza – non sono in alcun modo riferibili allo stesso. Il numero di fax che compare sulla tabella incriminata, che secondo la suggestiva ricostruzione giornalistica sarebbe riconducibile al Sig. Cipollini, non e’ un numero di fax, bensi’ un numero telefonico italiano non intestato al mio cliente, peraltro annotato manualmente.

A tal proposito occorre evidenziare come il Sig. Cipollini sino a tutto il 2004 fosse residente nel Principato di Monaco, come inconfutabilmente confermato nella Sentenza definitiva pronunciata dalla Corte di Appello Penale di Firenze, che ha assolto lo stesso dai reati di evasione fiscale con formula piena (art. 530 1^ comma Codice di Procedura Penale), ovvero, per insussistenza dei fatti reato contestati. In buona sostanza le copiose prove testimoniali e documentali prodotte, valutate dal collegio giudicante, hanno dimostrato senza alcun dubbio l’effettivita’ della residenza monegasca dell’atleta. Tutto cio’ e’, evidentemente, inconciliabile con le notizie diffamatorie propalate”.

”Ma vi e’ di piu’ – aggiunge Napoleone – Nel suggestivo articolo si legge che il presunto nome in codice  sarebbe ”Maria” o ”CP”. Davvero singolare tale circostanza, ove si consideri che gli altri atleti implicati nell’ Operacion Puerto sono indicati, come si evince dal testo dello stesso articolo, con un solo pseudonimo:  ”Birillo”, ”Piti”, ”Zapatero”, El Bufalo”.

Mario Cipollini avrebbe addirittura due pseudonimi! L’articolo  omette pero’ di riferire che gia’ in passato,  in data 24 agosto 2006, il quotidiano Repubblica, pubblicava la notizia che  l’atleta in questione avesse quale nome in codice ”Pavarotti”.

Quindi, a questo punto gli pseudonimi forzatamente riconducibili all’atleta sarebbero addirittura tre.

Il Sig. Cipollini – conclude l’avvocato – quale ulteriore prova della sua estraneita’ ai fatti, si rende sin d’ora disponibile a qualunque verifica ematologica di confronto con le 99 sacche ancora da identificare in possesso dell’autorita’ giudiziaria spagnola.

In considerazione di quanto sopra, ho ricevuto ampio mandato di tutelare gli interessi del mio cliente in sede giudiziaria sia civile che penale”.