Doping, non solo Russia: Francia e Spagna nel mirino del Cio

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 dicembre 2015 20:12 | Ultimo aggiornamento: 10 dicembre 2015 20:12
Doping, non solo Russia: Francia e Spagna nel mirino del Cio

Thomas Bich, presidente Cio (Foto Lapresse)

LOSANNA – Dopo le accuse dell’agenzia anti-doping Wada alla Russia, il Comitato olimpico internazionale alza la voce e mette in guardia i Paesi che ancora non sono in linea con la linea ufficiale con la stessa Wada. Nel mirino del Cio ci sono anche Spagna e Francia, oltre a Kenya, Ucraina e Brasile. Questi Paesi “si dovranno mettere in regola entro il 18 marzo 2016”, è il monito del Comitato, che chiede anche l’intervento dei rispettivi governi nazionali.

In attesa di avviare la riforma di tutto il sistema, di cui ha ampiamente dibattuto il comitato esecutivo riunito a Losanna, stringono comunque i tempi per essere ligi alle normative vigenti: in particolare è stato chiesto ai comitati nazionali di Russia e Kenya di garantire un efficiente programma di test fuori dalle competizioni che non si era mostrato a norma.

E sempre per rimettersi in riga con le normative Wada vigenti il Cio ha sottolineato che sta

“esortando i governi di Andorra, Argentina, Bolivia, Israele, Russia e Ucraina, le cui Organizzazioni Nazionali Antidoping (Nado) sono state dichiarate non conformi dalla Wada, di intraprendere con la massima urgenza tutte le misure necessarie per riguadagnare credibilità”.

Un monito esteso anche ad altri Paesi come Belgio, Brasile Grecia, Messico, Spagna e Francia “i cui Nado sono stati temporaneamente dichiarati non conformi”: per questi c’è l’obbligo “di mettere in atto tutte le misure necessarie atte a garantire la conformità entro il 18 marzo 2016”.

In particolare trema la Francia, che ospiterà il prossimo europeo di calcio e che guarda con Parigi alle Olimpiadi del 2024: ma le norme Cio non chiare, chi non rispetta il codice Wada non può organizzare eventi internazionali, tanto meno i Giochi olimpici.

Il progetto a cui mira il Cio di Thomas Bach è ancora di più ampio respiro e mira a uniformare norme e giudizi in tutti i paesi. Intanto il Tas dovrà diventare l’unico titolato a giudicare: un tribunale centralizzato così da avere un’omogeneità di sentenze per tutti gli sport e in tutti i Paesi. L’obiettivo è rendere il sistema antidoping indipendente dalle stesse organizzazioni sportive sotto l’egida dell’agenzia mondiale: un nuovo istituto capace di fare da raccordo tra le diverse strutture antidoping nazionali al fine di garantire un sistema snello, efficiente e uniforme a livello mondiale. Anche qui i tempi sono stretti: tutto in vigore per i Giochi invernali del 2018, ma già a Rio il nuovo iter si farà strada.