Doping, Wada accusa: “Russia ha distrutto 1400 campioni”

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 10 Novembre 2015 9:03 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2015 9:05
Doping, Wada accusa: "Russia ha distrutto 1400 campioni"

Doping, Wada accusa: “Russia ha distrutto 1400 campioni” (Foto LaPresse)

MOSCA – Avrebbe distrutto oltre 1400 campioni di test antidoping degli atleti russi. Questa l’accusa della Wada a Grigory Rodchenkov, capo del laboratorio di analisi di Mosca, che ha replicato dando degli “idioti” ai membri dell’agenzia mondiale antidoping. La vicenda del doping di stato per gli atleti russi si inasprisce. La Wada ha chiesto alla federazione atletica mondiale Iaaf di sospendere per 2 anni la Russia da tutte le competizioni, a partire dalla Olimpiadi di Rio. Una richiesta di sanzione che a Mosca, accusata di aver fatto “intimidazioni dirette” ai laboratori per nascondere il doping dei suoi atleti, non è certo andata giù. Così il Cremlino parla di “motivazioni politiche” dietro al polverone sollevato dalla Wada e la vicenda non sembra destinata a risolversi a breve.

In un report di oltre 350 pagine, nato dopo quasi un anno di indagini da parte di Dick Pound , emerge “uno scandalo più grave di quanto si pensasse” perché consapevolmente “si sono fatti gareggiare atleti che dovevano essere fermati a causa della loro positività”. Questa la posizione del Wada, che ha sollecitato la radiazione di 5 atleti, 4 allenatori e un dirigente dell’atletica russa tra cui l’oro e il bronzo negli 800 metri a Londra 2012, Marya Savinova e Ekaterina Poistogova. “Quei Giochi di fatto sono stati sabotati”, prosegue duramente la Wada, che ha parlato di manipolazioni dei test e nel report chiama in causa il responsabile del centro analisi di Mosca Rodchenko, che avrebbe fatto sparire su richiesta del ministro dello sport Vitaly Mutko ben 1.417 flaconi con i test incriminati. Un’accusa fortemente negata da Mutko.

Non è facile fare chiarezza sulla questione, con la Wada che accusa la Russia di aver organizzato un laboratorio fantasma a cui consegnare migliaia di flaconcini con i prelievi per essere esaminati prima di affidarli, eventualmente ‘ripuliti’, al laboratorio ufficiale. Ma non c’è solo l’atletica in questa storiaccia: secondo la Wada, durante i Giochi invernali di Sochi, i servizi segreti avrebbero gestito direttamente i test sugli atleti russi.

Mosca non è certo pronta ad accettare squalifiche e minacce e il capo dell’Agenzia medico-biologica russa Vladimir Uiva, ribatte che il report ha “motivazione assolutamente politica”. E a chi pensa di rivedere tutti i risultati degli atleti russi in questi ultimi anni, ribatte che

“non c’è alcun motivo di privare i nostri atleti delle medaglie, anche olimpiche, o squalificarli. Per farlo serve una enorme quantità di processi giudiziari, ma non penso che si arriverà a questo”.

Nikita Kamaiev, direttore di Rusada (antidoping russo) ha aggiunto:

“Soolo dopo aver esaminato il rapporto potremo dare le nostre valutazioni e definire le nostre azioni”.

Intanto non solo i vertici si muovono contro la Russia e Alysia Montano, atleta statunitense arrivata 5° ai giochi olimpici di Londra, affida al Daily Mail tutto il suo sconforto per quella gara degli 800 metri in cui le russe Mariya Savinova-Farnosova and Ekaterina Poistogova l’hanno superata. Le due russe hanno vinto due medaglie e se venissero squalificate per doping, la Montano avrebbe di diritto il terzo posto:

“La Russia ha imbrogliato e tutti sapevano cosa stava succedendo”.

Così mentre gli Stati Uniti chiedono una condanna per quanto accaduto, nel dibattito si inserisce anche l’ex campione britannico Sebastian Coe, neoeletto capo della Iaaf, con una chiara presa di posizione:

“Il report è allarmante. Serve tempo per analizzarle correttamente e comprenderne i risultati. Intanto ho invitato la Iaaf a aprire un procedimento contro la Federazione russa”.