Enrico Vanzina: “De Laurentiis amico vero, pagò tutti i debiti di mio fratello”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Settembre 2019 16:43 | Ultimo aggiornamento: 12 Settembre 2019 16:43
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De Laurentiis e Enrico Vanzina nella foto Ansa

ROMA – Enrico Vanzina ha deciso di scrivere un libro per rendere omaggio a suo fratello Carlo, scomparso l’otto luglio del 2018. Il libro, che è uscito lo scorso 9 settembre 2019, si intitola “Mio fratello Carlo” ed è edito da Harper Collins. Per Enrico Vanzina non si tratta di un esordio, ha scritto per 7 anni al Corriere della Sera e ha pubblicato diversi romanzi come La donna dagli occhi d’oro (Newton Compton), La vita è buffa (Gremese), Le finte bionde, Una famiglia italiana (Mondadori)  e Colazione da Bulgari (Salerno Editrice).

In questo libro, Enrico Vanzina ha raccontato un aneddoto su suo fratello Carlo e Aurelio De Laurentiis. Il patron del Napoli pagò tutti i debiti di Carlo Vanzina per fargli vivere serenamente le ultime ore della sua vita. L’estratto del suo libro è riportato da areanapoli.it.

«Carlo e io conoscevamo Aurelio da quando eravamo piccoli. Da ragazzo lui era quello che si definisce un birbante. Esuberante, casinaro, sempre pronto a compiere tutte le zingarate allegre dell’adolescenza. Poi, crescendo, era diventato un bravissimo produttore, forse il migliore dei tanti con i quali abbiamo lavorato – si legge nella biografia – Il nostro legame professionale iniziò nel 1983. Aurelio venne alla prima del nostro film “Sapore di mare”. Rimase folgorato. All’uscita del cinema ci disse: «Vediamoci. Dobbiamo assolutamente fare un film insieme». Il giorno dopo ci incontrammo in un ristorante. E lì nacque il primo “Vacanze di Natale”. Fu la nostra fortuna e la sua!» 

«Quando Aurelio seppe della malattia di Carlo, si mise subito a disposizione. Lui è un toro, parte e travolge tutto. Chiese pareri medici in America, fece ricerche approfondite sui migliori centri oncologici dove poter curare Carlo. Voleva trasferire mio fratello a Los Angeles. Una mattina andai a trovarlo. Gli dissi senza troppi giri di parole: «Aurelio, la medicina non può fare più niente per Carlo. Tu, però, sì». Mi fissò emozionato. «Cosa?» «Quello che adesso serve a Carlo è solo un po’ di tranquillità. Ha delle angosce economiche per un debito con l’erario. Se vuoi aiutarlo, dagli una mano a pagare le sue tasse arretrate!»

 «Un minuto dopo, Aurelio staccò un assegno per Carlo in conto di lavori futuri. Quando lo consegnai a mio fratello in clinica, lui sussurrò, quasi incredulo: «Vedi, sono sempre gli amici veri quelli che non ti abbandonano mai» (areanapoli.it.).