Euro 2012, la Spagna cala il poker, Italia umiliata in finale

Pubblicato il 1 Luglio 2012 23:19 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2012 23:49
Jordi Alba

Jordi Alba, autore del secondo gol (LaPresse)

KIEV –  Campioni del mondo e due volte di fila campioni d’Europa: la Spagna è e rimane la Nazionale più forte del mondo, più forte anche dell’Italia, umiliata 4-0 nella finale dei campionati europei 2012. All’Italia resta l’amarezza della sconfitta e soprattutto della disfatta che macchia in modo indelebile quello che resta comunque un torneo sopra le aspettative della vigilia.

La partita. L’Italia illude nei primi cinque minuti: pressa alto, costringe la Spagna sulla difensiva, costringe le furie rosse a sbagliare. Tutto bello ma dura poco: la Spagna sale piano piano e si impossessa del centrocampo, quello che fino alla finale era stato il vero punto di forza dell’Italia. Così dal decimo al ventesimo è un monologo dei “campeones”, monologo che al ventesimo culmina col gol: a sbloccare la partita è Silva che sfrutta un assist di Cesc Fabregas bravo a saltare di destra un sofferente Giorgio Chiellini.

E proprio Chiellini, c’è da scommettersi, sarà uno degli oggetti delle polemiche del dopo sconfitta. Non per colpe del difensore della Juve: farà piuttosto discutere la scelta di Cesare Prandelli che rinuncia all’unico esterno certamente integro, Davide Balzaretti, per schierarne due che proprio al 100% non sono, Ignazio Abate e appunto Chiellini. Proprio il difensore della Juve appare da subito in difficoltà e si arrende ad una ricaduta dopo 20 minuti., Così, l’Italia sotto perde anche la possibilità di un cambio.

Subito dopo il gol l’Italia prova a reagire e resta in partita fino al minuto 43 quando Jordi Alba in contropiede infila Buffon. Nella ripresa ci si aspetta la reazione invece gira tutto male e arriva l’umiliazione: Prandelli gioca la carta Di Natale che prende il posto di Cassano. L’Italia per qualche minuto ci prova poi ci si mette anche la sfortuna: al minuto 11 Prandelli inserisce Thiago Motta per uno stremato Montolivo. E’ la mossa decisiva in negativo perché Motta si infortuna pochi minuti dopo e l’Italia, già in difficoltà, in 10 scompare da campo. La Spagna controlla agevolmente pur senza accelerare prima del finale piazzano i due gol che per l’Italia hanno il sapore della Caporetto: prima Torres  poi Mata archiviano la pratica. Finisce 4-0, passivo umiliante che la dice tutta.

Al di là della forza degli spagnoli ci saranno non poche cose a far discutere. Nella partita più importante sono mancati in troppi a cominciare da Andrea Pirlo, “gigante” fino alle semifinali, “nano” contro la Spagna che proprio in mezzo al campo ha vinto la partita. Troppo poco hanno fatto anche i due attaccanti, Balotelli e Cassano: il primo non entra quasi mai in partita, il secondo esce dopo un tempo.  Quindi Gigi Buffon: monumentale nelle prime partite, usa statua di sale contro la Spagna. Casillas dall’altra parte ha preso i pochi tiri che arrivavano. Buffon, invece, non è stato super come al solito. Ora torna in Italia senza aver sorriso e sapendo che qualche problema lo aspetta, basta pensare alla questione delle sue presunte scommesse in una ricevitoria di Parma. Poi ci sono le scelte di Prandelli: forse troppo i convalescenti in campo. Resta un dato oggettivo: la Spagna è più forte dell’Italia e contro questo c’è davvero poco da fare.

Infine Mario Monti: a Kiev per la finale c’era anche lui. Benissimo non è andata anche perchè  il premier aveva voluto assistere alla finale sperando in una vittoria che rafforzasse il suo prestgio molto più dell’incerto risultato da lui ottenuto l’altro giorno a Bruxelles. Per questo si era anche esposto a una figura non proprio esaltante, dimenticando che altri capi di governo hanno rinunciato ai mondiali per solidarietà con Yulia Timoshenko, l’ex primo ministro dell’Ucraina tenuta in carcere dal suo successore Yushenko; umiliandosi poi a chiedere per favore di poterla incontrare in carcere.la speranza è che la partita di stasera non gli faccia di nuovo balenare l’idea di “chiudere il calcio” per due o tre anni.