Europa League, male le italiane: Milan-Arsenal 0-2 e Lazio-Dinamo Kiev 2-2

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 marzo 2018 0:56 | Ultimo aggiornamento: 9 marzo 2018 0:57
Europa League, male le italiane: Milan-Arsenal 0-2 e Lazio-Dinamo Kiev 2-2

Europa League, male le italiane: Milan-Arsenal 0-2 e Lazio-Dinamo Kiev 2-2 (Ansa)

ROMA – Poche soddisfazioni per le squadre italiane nell’andata degli ottavi di finale di Europa League. Il Milan si è arreso in casa all’Arsenal e a Londra servirà un miracolo sportivo. La Lazio non è andata oltre al 2 a 2 interno contro la Dinamo Kiev nonostante godesse dei favori del pronostico. I romani dovranno vincere in Ucraina per qualificarsi ai quarti di finale.

Lazio contro un palo,con la Dinamo è 2-2

 

La Lazio dovrà andare a vincere in Ucraina (o pareggiare segnando almeno 3 reti) per guadagnarsi i quarti di Europa League. Contro una Dinamo priva di campioni, ma ordinata e compatta, i primi 90 minuti terminano 2-2. Si spezza così la tradizione che fino ad ora aveva visto i biancocelesti battere sempre, in casa, le squadre ucraine nei cinque precedenti europei. Il pareggio con gol va ovviamente benissimo alla Dinamo, passata addirittura in vantaggio in avvio di ripresa, dopo un primo tempo condotto tutto all’insegna del ‘primo non prenderle’.

Il gol subito al 7′ ad opera di Tsyganov è la benzina che serve ai ragazzi di Inzaghi per uscire dal torpore e mettere finalmente in pratica la differenza tecnica che c’è tra le due formazioni. Arrivano le reti di Immobile e Felipe Anderson a ribaltare un risultato che non rifletteva quanto visto in campo. Ma la difesa laziale non è in serata (malissimo Wallace, male De Vrij) ed al 34′ il brasiliano Moraes inventa una parabola imprendibile per Strakosha.

Poi ci si mette anche la mala sorte quando, al 5′ di recupero, Immobile scavalca Boyko con un bel pallonetto ma centra il palo. Ora la qulficazione si fa dura, ma non impossibile. A patto che nel freddo ucraino la Lazio ritrovi il proprio miglior gioco. Non quello visto all’Olimpico. Il turnover di Inzaghi lascia inizialmente in panchina Parolo e Luis Alberto, sostituiti da Basta e Felipe Anderson, mentre Lulic – uno dei più “spremuti” da inizio stagione – riposa. Khatskevich si copre a centrocampo e rinuncia a Moraes, suo miglior marcatore con 6 reti. Emozione nel minuto di silenzio per Astori, ma le due squadre non portano il lutto al braccio. Corsa e fisicità sono le armi alle quali si affida la Dinamo vista all’Olimpico, che ha palesemente una missione precisa: limitare al massimo i danni qui, per giocarsi tutto sul campo amico tra una settimana.

Il 4-2-3-1 dell’allenatore bielorusso diventa un 4-5-1 quando non la palla è tra i piedi degli avversari. Contro un centrocampo così folto ed una linea difensiva con tanti chili e centimetri, Immobile è spesso costretto ad indietreggiare per cercare palloni giocabili. Da destra Felipe Anderson sforna cross a ripetizione, senza però trovare chi li trasformi in pericoli per Boyko. La migliore occasione al 25′, quando Burda anticipa di un soffio Immobile, su un cross di Lukaku. La Lazio fa la partita, ma la Dinamo non va mai in affanno. La prima, confusa, sortita in avanti degli ucraini arriva solo al 37′ e frutta appena un angolo.

La ripresa si apre con la prima sbandata della retroguardia laziale, che costa il vantaggio ucraino, siglato con un colpo di tacco che Tsyganov racconterà ai nipotini. Passata in svantaggio finalmente si accende la linea avanzata e Felipe Anderson prima lancia Immobile per l’1-1, quindi sfrutta al meglio la verticalizzazione di Milinkovic. Risultato raddrizzato, ma solo fino al momento in cui Moraes (entrato al posto di Shaparenko) inventa il tiro che Strakosha non può prendere, complice ancora un’amnesia difensiva. Ed al 95′ la beffa del palo di Immobile chiude i giochi.

Arsenal sgonfia Milan, a Londra serve impresa

 

Imbattuto da 13 gare, il Milan cade con l’Arsenal, fallendo il primo vero test internazionale per Gattuso. Grazie ai due gol (tutti nel primo tempo) di Mkhitaryan e Ramsey, frutto del genio di Ozil, gli inglesi a San Siro chiudono la striscia di 4 ko e nel peggior momento di crisi di Wenger si dimostrano comunque di un altro livello rispetto ai rossoneri, che restano a secco ma fra tanti errori hanno il merito di non affondare. Fra una settimana a Londra dovranno fare un’impresa per qualificarsi ai quarti di Europa League. Intanto solo il triste ricordo di Davide Astori (commosso silenzio e applausi da parte dei 70 mila spettatori) ha smorzato l’atmosfera di una serata dal sapore di Champions, con ritmi più alti di quelli a cui il Milan è abituato in Italia e un avversario più esperto e talentuoso, dalla trequarti in su e sulle fasce, con Kolasinac e Chambers (in costante proiezione offensiva) che dominano su Calabria e Rodriguez, senza far rimpiangere l’infortunato Bellerin.

Dopo 26 anni il Milan di Gattuso gioca con gli stessi titolari per la terza partita di fila (come quello di Capello), ma è una squadra diversa da quella che ha steso Roma e Lazio, con idee meno chiare e gambe più pesanti. Prova da subito a mettere in difficoltà l’Arsenal accelerando ma sul più bello è vittima della frenesia, tanto che l’allenatore calabrese, che di solito predica veemenza, deve chiedere ai suoi più calma. Non ne ha bisogno Wenger, serafico anche nei primi 5′, un assedio del Milan che colleziona tre corner, sfiora il gol con Bonaventura e il rigore con Calhanoglu, che salta Ospina anziché cercare il contatto con il portiere in uscita. E non appena gli inglesi entrano in partita, iniziano gli affanni per la difesa rossonera. Perfetto il piano partita di Wenger, che per uscire dalla crisi imposta la partita sulle basi, scambi veloci, di prima, tagli per sorprendere i difensori. Esattamente quello che accade nei due gol, con la perfetta regia di Ozil, che al 15′ serve Mkhitaryan, bravo a bersi Calabria (in totale confusione, l’azione parte da una sua palla persa) con una finta e a infilare di destro Donnarumma, anche grazie a una deviazione di Bonucci. L’imbattibilità rossonera cade dopo 599 minuti.

E al 49′, dieci secondi prima dell’intervallo, il tedesco si ripete mettendo davanti al portiere Ramsey, dimenticato da Rodriguez e Romagnoli. In mezzo alle due reti ci sono continui ribaltamenti di campo, con l’Arsenal che colpisce una traversa e impegna due volte Donnarumma. I Gunners hanno una marcia in più. Nel Milan non brillano uomini chiave come Suso e Biglia, solo Kessie ha un’intensità adeguata in mediana, e a Cutrone non arrivano palloni interessanti.

Nella ripresa Welbeck fallisce il tris (sciagurato retropassaggio di Kessie e uscita maldestra di Donnarumma) e Bonaventura si divora un gol davanti alla porta. Gattuso toglie uno spento Calhanoglu affiancando Kalinic a Cutrone, poi sostituito da André Silva.

Ma l’unica combinazione fra il portoghese e il croato è disinnescata da Ospina, che salva la sua difesa, impeccabile per una sera dopo essere stata colabrodo nelle ultime settimane. All’Emirates, il Milan dovrà sfondarla almeno tre volte per andare avanti in Europa.