Fabio Liverani: “Mio nonno era ministro del governo somalo. Poi la situazione precipitò e…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Febbraio 2020 16:00 | Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio 2020 16:00
Fabio Liverani, Ansa

Fabio Liverani: “Mio nonno era ministro del governo somalo. Poi la situazione precipitò e…” (foto Ansa)

ROMA – Intervistato dal Corriere della Sera, Fabio Liverani si gode il buon momento con il suo Lecce: “Come sono riuscito in questa impresa? Gli ingredienti sono due: armonia e voglia di migliorarsi. L’armonia te la dà una società che crede nelle tue idee, uno staff con il quale prima di ogni partita ci si chiede se è stato fatto tutto il necessario per prepararla a dovere. La voglia di migliorare te la trasferisce lo studio, la ricerca dei dettagli, l’analisi accurata, in particolare dopo un risultato negativo, di eventuali errori o lacune. E così si cambia, si cresce”.

Lapadula, dopo anni bui, ha ritrovato il gol. Saponara e Barak sembrano rifioriti. Si può dire, ora, grazie a Liverani?

“Sono giocatori di qualità. Dovevano annusare la possibilità di tornare a buoni livelli. Sono stato schietto con loro. Ho spiegato in che modo potevano esprimere le doti di cui dispongono, esaltandole attraverso la continuità dell’ allenamento. Il motore di un calciatore è la testa. Quando la riaccendi, ripartono pure le gambe”.

Ha ottenuto due promozioni di fila, vinto la Panchina d’argento, riportato il Lecce sul binario della salvezza. Ma si parla soprattutto di Gasperini e Juric. Non le dà fastidio?

“Per nulla. Da persona serena, bado al mio lavoro. Penso che le somme vadano tirate alla fine, non a campionato in corso. Il mio stile è un vecchio adagio: le cose arrivano a chi sa aspettarle”.

“Chi sono gli allenatori più bravi al mondo? Per i fenomenali progressi del Liverpool, direi Klopp. Ma confesso il mio debole per Guardiola. Non tanto per i trionfi o il calcio che propone, quanto per l’ossessiva voglia di sperimentare che lo contraddistingue. Rimanere umili e cercare traguardi, come insegnava mamma, è il calice a cui abbeverarsi nella vita”.

“Mia madre? Mio nonno era un ministro del governo somalo. La situazione precipitò. Lei scappò giovanissima e giunse a Roma dove conobbe mio padre. Bianchi o neri, il mondo si divide in uomini giusti e sbagliati. I giusti vanno aiutati e messi nelle condizioni di integrarsi nel nostro Paese, gli sbagliati no. Fondamentale è che la politica stabilisca regole chiare e che chi sbarca da terre lontane si attenga a queste regole”.

“Futuro? A Lecce non manca niente. Ma sarei ipocrita se non dicessi che mi piacerebbe toccare i massimi livelli. Ho avuto la fortuna di crescere a pane e pallone. Non ho mai litigato con un presidente per 10 mila euro in più o in meno di ingaggio. Ciò che conta è non snaturarsi e apprezzare quel che si ha. Come il Lecce, senza tuttavia mai sentirsi arrivati”.

Fonte: Il Corriere della Sera.