Fabrizio Maiello, l’ex promessa del calcio racconta: “Nel 1994 volevo rapire Gianfranco Zola”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Luglio 2019 17:03 | Ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2019 18:24
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Fabrizio Maiello, l’ex promessa del calcio racconta: “Nel 1991 volevo rapire Gianfranco Zola”. Nella foto Ansa: Gianfranco Zola

ROMA – Fabrizio Maiello, prima di diventare un bandito e latitante, è stata una promessa del calcio italiano. L’ex giocatore della Primavera del Monza è stato intervistato da GianlucaDiMarzio.com ed ha raccontato del tentato rapimento di Gianfranco Zola avvenuto nel 1994, anno in cui il fenomeno del calcio sardo giocava nel Parma: 

“Nel 1994 ero latitante e giravo con altre persone, tutte appassionate di calcio. Giravamo tutta l’Italia, un giorno siamo andati all’allenamento del Parma. Zola in quel periodo era il giocatore più rappresentativo della società. Ci era venuta questa idea: un rapimento lampo di 24/48 ore per richiedere il riscatto a Tanzi. Ci sembrava una bella opportunità”. 

L’ex calciatore racconta ancora: “Il pieno prevedeva di seguirlo con due macchine per speronarlo in strada e farlo salire sull’altra vettura. Il giorno in cui lo stavamo seguendo, a un certo punto lui si ferma ad un distributore di benzina. Così scendiamo anche noi, volevamo aspettarlo. Gianfranco però ci viene incontro, sorrideva e ci chiede: ‘Volete un autografo?’. È in quel momento che ho pensato: ‘Ma cosa sto facendo? Ma lasciamo stare’. Abbiamo scambiato due parole, gli ho detto che ero un tifoso del Napoli e gli ho chiesto un autografo”. 

Maiello ricorda i giorni trascorsi all’ospedale psichiatrico giudiziario. Ci era entato nel 1991 per aver rotto una sedia in testa ad un giudice che gli aveva chiesto di collaborare. Qui conobbe Marcello Colafigli, uno degli esponenti della Banda della Magliana: 

“In quei posti sapevi quando entravi ma non quando uscivi, perché fino a quando non ti consideravano guarito potevano prolungare la pena. Qui ho conosciuto Marcello Colafigli, diventato famoso in seguito per essere diventato il Bufalo del film e della serie TV. Ma la descrizione fatta di lui in quei contesti è lontana dalla realtà, solo la ricostruzione storica è attendibile. Ci accomunava La passione per il calcio. Era molto riservato, è stato sempre da solo in cella. Leggeva molto e scriveva. Era però molto appassionato di calcio, aveva delle belle scarpette come le avevo io. Mi ricordo che giocava con gli scaldamuscoli, era uno stopper vecchio stampo, talmente massiccio che lo chiamavamo Marcellone. Abbiamo giocato spesso insieme, io in attacco, lui in difesa. A volte c’era qualche screzio, ma era meglio lasciare perdere perché era un tipo permaloso”.