Federica Pellegrini è in crisi: sì, no, forse. Ma rinunciare non può

Pubblicato il 30 luglio 2012 10:57 | Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2012 14:49
federica pellegrini

Federica Pellegrini al termine della gara dei 200 stile libero a Londra 2012 (Foto LaPresse)

LONDRA – La vicenda degli italiani alle Olimpiadi di Londra e il caso di Federica Pellegrini che sbaglia e vuole lasciare dimostrano come nella vita tutto abbia un termine, anche gli eroi, sebbene la vita vada avanti. Per una Pellegrini che cade ci sono tanti Chiuzzi, Forciniti, Di Francisca… che vincono ed emergono. Ma un eroe, un eroe vero, se capita, accetta la sconfitta, si rimbocca le maniche e ricomincia a lottare. In quel “mi fermo un anno” della Pellegrini di domenica invece sembra di intravvedere un po’ troppa presunzione: quasi come un bambino abituato sempre a vincere, che si è anche un po’ montato la testa, e che quando invece non riesce nell’impresa punta i piedi e molla il gioco. Magari è stata solo una reazione di impeto e a caldo, quella della Pellegrini, ma realmente ha stupito tanti il suo moto di rinuncia, come se arrivare quinta in una gara dopo anni di gloria significhi sconfitta per la vita, voglia per forza dire che ci si deve ritirare. E di fatto è lei stessa a placarsi quando invece intravvede di nuovo la vittoria: si qualifica per la semifinale dei 200 stile e fa un passo indietro dicendo: “Non è che mi fermo completamente, ho solo bisogno di ricaricare le pile. Farò i campionati italiani e le staffette a livello internazionale, ma dopo 10 anni non è facile continuare senza mai staccare”.

Lei era il caso più glorioso del nostro nuoto negli ultimi anni e la sua vicenda dimostra come non ci si debba mai montare la testa. Nemmeno se si è la più forte di tutti. Certo è difficile, soprattutto da giovani, rimanere indifferenti davanti alla gloria, davanti a tanto successo. E forse questo è stato l’errore più grande della Pellegrini, che ora torni a vincere o meno, che si ritiri veramente o no. Il suo errore è stato credere che la vittoria fosse per sempre, è stato tirare troppo la corda, montarsi un po’ troppo la testa e voler succhiare fino all’ultimo quel po’ di celebrità che le era arrivata addosso tutta in una volta.

Ha messo in piazza il suo amore con Filippo Magnini, la fine della storia con Luca Marin, la sua vita privata; ha fatto spot e pubblicità a rotta di collo; è anche stata nell’occhio del ciclone per aver rifiutato di fare la portabandiera olimpica dicendo che il farlo le avrebbe tolto tempo agli allenamenti. Ecco, forse il suo aver dato più importanza a diventare un personaggio pubblico, quasi come Belen, piuttosto che una sportiva e basta, le ha fatto perdere l’obiettivo. Adesso che di quella gloria ha goduto e che una gara olimpica le è andata male che fa? Molla, abbassa la guardia? Non può farlo, e sembra essersene resa conto da sola. Perché un campione, per quanto frastornato possa essere dalla celebrità che le è caduta addosso, non può mollare così, rinunciando alla prima difficoltà. Perché ad esempio Filippo Scozzoli, vicecampione del mondo, che ha chiuso al settimo posto la finale dei 100 rana, non ha reagito allo stesso modo?