Federnuoto squalifica Malagò per 16 mesi: “Doppia fatturazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 settembre 2014 0:54 | Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2014 0:54
Federnuoto squalifica Malagò per 16 mesi: "Doppia fatturazione"

Federnuoto squalifica Malagò per 16 mesi: “Doppia fatturazione”

ROMA – Nuovo atto dello scontro tra il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il n.1 della Federnuoto, Paolo Barelli, il quale ha segnato lunedì 29 settembre  un punto, almeno d’immagine, a suo favore quando la Disciplinare della Fin ha deciso di squalificare per sedici mesi da ”ogni attività sociale e federale” il numero uno dello sport italiano, anche se solo in qualità di tesserato come presidente del Circolo canottieri Aniene.

Il procedimento, sollecitato dallo stesso Barelli con un esposto, riguarda le dichiarazioni rese da Malago’ in Giunta Coni con cui imputava alla Fin una “doppia fatturazione” sulla base della quale si sarebbe perfezionata una truffa aggravata a danno della Coni Servizi. ”E’ il trionfo dell’illogicità”, afferma Malagò commentando la sentenza.    Secondo la tesi della Procura, abbracciata dai componenti la Disciplinare, il presidente del Coni con quelle dichiarazioni avrebbe violato l’art.12 del regolamento di giustizia federale e anche gli articoli 2 e 7 del codice di comportamento del Coni relativi al dovere di ”lealtà e correttezza”.

I giudici federali di primo grado hanno respinto le eccezioni di nullità presentate dalla difesa e ritenuto ”inammissibile e irrilevante” il parere espresso in merito alla vicenda dal Collegio di Garanzia del Coni, ritenuto ”incompetente”. Inoltre, secondo la Disciplinare Fin, il Collegio non potrebbe ”interferire con un’attività giurisdizionale in corso”. Nelle motivazioni, inoltre, le accuse rivolte da Malagò sulle doppie fatture vengono ritenute ”gravissimo e falso addebito in relazione ad un’azione mai avvenuta”.

Parole pesanti, cui risponde con durezza il presidente del Coni: ”Mi è stato attribuito un fatto inesistente e per questo sono stato condannato. La decisione conferma ancora una volta che è stato necessario riformare il codice della giustizia sportiva. La cosa più sorprendente, tuttavia – rileva Malagò – è che la Disciplinare abbia disconosciuto una recente decisione dell’intera Giunta Nazionale del Coni che aveva indicato nel Collegio di Garanzia dello Sport, che è la “Cassazione dello Sport”, l’autorità massima alla quale richiedere un parere. Parere che esplicitamente escludeva la titolarità in capo alla Disciplinare della Fin”.

La sanzione subita da Malagò – spiega comunque il professor Piero Sandulli, presidente di Corte federale della Figc e già componente della Corte di Giustizia della stessa Fin – non incide in alcun modo sul Coni o sul ruolo del presidente, essendo limitata in ambito Fin”. Da valutare, secondo Sandulli, il ruolo di Malagò quale presidente della società Aniene, mentre a soffrirne, a suo parere, ”è l’immagine dello sport italiano. La sanzione di 16 mesi, poi, è piuttosto pesante, non se ne ricordano tante neanche nel mondo del calcio per ben altri fatti…. Malagò potrà fare ricorso, ma in una situazione ormai deteriorata. Il rischio è che si vada avanti a oltranza con azioni e reazioni”.