Fifa-Blatter: sponsor in fuga. Adidas, Visa, Sony… A rischio 30% fatturato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2015 9:38 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2015 9:38
Fifa-Blatter: sponsor in fuga. Adidas, Visa, Sony... A rischio 30% fatturato

Fifa-Blatter: sponsor in fuga. Adidas, Visa, Sony… A rischio 30% fatturato

ROMA – Fifa-Blatter: sponsor in fuga. Adidas, Visa, Sony… A rischio 30% fatturato. Più della minaccia dell’inchiesta forse conterà il rischio del fuggi-fuggi dei grandi sponsor che hanno contribuito a far grande la Fifa e intoccabile il ruolo di Sepp Blatter. Forte di un consenso politico che a parte europei ed americani resta solido, il numero 1 della Fifa non ci ha pensato proprio a farsi da parte in vista delle elezioni che probabilmente oggi (29 maggio) lo confermeranno presidente al quinto mandato.

Ma la gestione allegra della cassa, i ripetuti scandali e il clamore mondiale dell’ultima indagine potrebbero suggerire alle grandi multinazionali di ritirare il loro supporto economico: Adidas e Visa minacciano l’addio, qualche mese fa Emirates e Sony non hanno rinnovato.

Dei 4,7 miliardi di fatturato (bilancio 2011-2014) un terzo proviene proprio dal marketing. Il valore commerciale della Fifa si è già ridotto di 400 milioni (fonte Brand Finance), mentre lo scandalo impatta direttamente sul gigantesco business che ruota intorno al calcio (si parla di un valore potenziale di cento miliardi di dollari), un business, si era scoperto, felicemente anti-ciclico, in grado di tirare cioè anche in presenza della congiuntura globale. Luca Pisapia del Fatto Quotidiano spiega l’imbarazzo dei principali sponsor.

Buona parte di questi soldi alla Fifa arrivano dagli sponsor. E se prima non sapevano nulla, ecco che dopo lo scandalo alzano la voce. Visa, che paga circa 25 milioni l’anno, fa sapere che è “rammaricata e preoccupata da quanto accaduto”, e che se in seno al governo del calcio “non risorge una profonda cultura etica” sono pronti a rescindere il contratto. Coca Cola dice che “ha espresso le sue preoccupazioni”. Hyundai e la Budweiser esigono “che si operi con trasparenza”. McDonald sta “monitorando la situazione”. Parole che si perdono nel vento dell’alba del giorno dopo.

Basta guardare le carte del Fbi per leggere che una nota azienda di abbigliamento sportivo, non nominata, nel 1996 ha pagato 160 milioni per diventare sponsor della nazionale brasiliana. Ma poi ha dovuto pagare altri 40 milioni a un intermediario attraverso conti correnti svizzeri sotto la dicitura “commissioni per il marketing”. Ogni riferimento a Nike, che stamane ha rilasciato un comunicato in cui si dice da sempre pronta a collaborare con le autorità, non è casuale. (Luca Pisapia, Il Fatto Quotidiano).