Fifa: Sepp Blatter di nuovo presidente, Ali Bin Hussein si ritira

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2015 19:23 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2015 19:33

ZURIGO, SVIZZERA – Dopo una sola votazione Sepp Blatter è stato rieletto per altri quattro anni presidente della Fifa (Fédération Internationale de Football Association) perché si è ritirato il suo avversario, il principe giordano Ali. Blatter aveva mancato l’elezione al primo scrutinio per soli 7 voti. Blatter, che era in carica dal 1998 e che nei 17 anni precedenti era stato segretario generale, ha preso 133 voti. Lo sfidante, il principe giordano Ali Bin Hussein, sostenuto dalla Uefa (il cui presidente è Michel Platini) aveva preso 73 voti. Su 209 federazioni hanno votato in 206. Per Blatter così arriva la quinta rielezione nonostante lo scandalo che ha coinvolto tutti i vertici della Fifa in un’indagine del Federal Bureau of Investigation.

Sepp Blatter sopravvive a sé stesso. Attaccato da 17 anni alla poltrona della Fifa, il 79enne ex colonnello svizzero resta padre padrone di un mondo che macina affari e quattrini (140 milioni di dollari di profitti dal solo mondiale brasiliano). A Blatter si è inutilmente opposto il giovane emiro giordano Alì bin al Hussein.

Il dittatore del calcio ha confermato la sua forza politica, hanno votato per lui Africa, Sud America, quasi tutta l’Asia. Numeri imponenti, consensi e legami spesso acquisiti a suon di accordi economici e finanziamenti con la ricchissima cassa della Fifa, che ha fatto di Blatter il dirigente più pagato al mondo, poco meno di 100 mln di dollari annui il suo reddito totale, e uno stipendio Fifa misteriosamente segreto.

I soldi sono la chiave di tutto nell’avventura calcistica di Blatter, moderno faraone con reggia sulle colline di Zurigo, distributore di ricchezza e benefit, potente come un capo di stato, capace di relazioni profonde anche grazie al fatto che parla 5 lingue. E’ gentile con tutti, soprattutto coi delegati dei paesi piccoli e lontani dai riflettori, dove il calcio è anche poco praticato, ma al tavolo Fifa contano uno come l’Italia, l’Argentina, la Germania e via dicendo. Blatter non polemizza mai e se attaccato, sorride, prende tempo, glissa. Non gli piacciono le asperità, preferisce la diplomazia, meglio quella degli affari, la riservatezza tutta svizzera. “Ho lottato per vivere e quell’istinto non mi ha mai abbandonato” disse una volta ricordando la sua debole salute di bambino, e spiegando la sua attuale rocciosa resistenza a qualunque attacco.

I detrattori, come Maradona, lo definiscono mafioso e ladro, Platini non arriva a tanto, ma molti non a torto pensano ci sia del marcio nella Fifa guidata da quest’uomo, che i nordamericani detestano, quelli del sud adorano, e gli africani considerano un principe. Non a caso, a chi gli chiedeva di ritirarsi, Blatter ieri ha detto ‘solo il congresso può cacciarmi’.

Blatter ricevette le prime accuse di corruzione addirittura nel 2001, solo 3 anni dopo la sua prima elezione. Un delegato africano cercò di soffiargli il posto, lui si difese come un leone. Lo salvarono la Germania di Beckenbauer e la Francia di Platini. Altri tempi. Oggi l’Africa è tutta con lui.

Fra le vicende torbide che hanno caratterizzato le scelte di Blatter c’è solo l’imbarazzo della scelta: nel 2006 licenziò il capo del marketing Jerome Valcke per irregolarità con gli sponsor, e 6 mesi dopo lo riprese addirittura come segretario generale, dopo che quelle stesse irregolarità erano costate alla Fifa 100 mln di dollari di risarcimento.

Nel 2010 uomini vicini a Blatter furono arrestati per corruzione, fra loro il potente qatariota Mohammed bin Hamman capo della federazione asiatica e quel Jack Warner di Trinidad e Tobago, arrestato tre giorni fa, che già allora comprava e vendeva voti per la presidenza, fu coinvolto in una vicenda di biglietti in nero, espulso, e poi tornato a galla al fianco di Blatter. Ma è tutta acqua passata. Da domani e per altri 4 anni, giustizia permettendo, la Fifa parlerà ancora svizzero.