Filippo Magnini, 4 anni di squalifica per doping: “Io come Cr7 sono un esempio”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 novembre 2018 16:56 | Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2018 16:56
Filippo Magnini, 4 anni di squalifica per doping: "Io come Cr7 sono un esempio"

Filippo Magnini, 4 anni di squalifica per doping: “Io come Cr7 sono un esempio”

ROMA – Quattro anni di squalifica per Filippo Magnini. Lo ha stabilito il Tribunale nazionale antidoping di Nado Italia (Tna) nei confronti dell’ex campione azzurro di nuoto, a processo per presunto uso o tentato uso di sostanze dopanti (art. 2.2 del codice Wada).

L’accusa aveva chiesto otto anni di stop. La squalifica di Magnini ha decorrenza da oggi, 6 novembre 2018, e si estinguerà – salvo eventuale rivisitazione in appello – il 5 novembre 2022. La condanna emessa dal Tna è relativa alla violazione dell’articolo 2.2 (uso o tentato uso di sostanze dopanti) delle Norme sportive antidoping Wada.

Cadono invece le accuse relative agli articoli 2.8 e 2.9, quelle relative al favoreggiamento e alla somministrazione o tentata somministrazione di sostanze dopanti. La stessa condanna è toccata all’ex compagno di nazionale Michele Santucci, anche lui squalificato per 4 anni con decorrenza da oggi. Con Magnini, presenti gli avvocati Stincardini e Compagna, oltre alla sua fidanzata Giorgia Palmas.

L’ex nuotatore azzurro, non ha nascosto la sua rabbia: “E’ una sentenza che era già scritta e per questo sono incazzato nero. Il procuratore Laviani mi ha detto a processo sbattendo i pugni sul tavolo: ‘Basta, ormai è una questione personale’. Parliamo di un accanimento, di una forzatura. Non ci sono prove, anzi le prove dimostrano il contrario. Faremo sicuramente ricorso”.

Sempre riferendosi al Procuratore anti-doping di Nado-Italia, Pierfilippo Laviani, Magnini ha quindi aggiunto: “Pensare che un procuratore, al quale è stato dato pieno potere, possa agire con queste parole senza alcuna ripercussione, fossi il Coni mi arrabbierei parecchio. Nella giustizia ordinaria non ci potrebbe essere. Questa è una cosa molto grave”.

E cita Cr7. “Faccio mia, perché mi ci rivedo molto, una frase molto importante e bella di Cristiano Ronaldo riguardo le accuse di stupro che gli sono state rivolte. Lui ha detto ‘Sono un esempio nello sport’ e lo sono anche io”, ci tiene a specificare. Nell’ambito dell’inchiesta di Pesaro, Magnini paga a livello di giustizia sportiva le passate frequentazioni con il medico nutrizionista Guido Porcellini, condannato dal Tribunale nazionale antidoping di Nado Italia a 30 anni di inibizione. Nel processo penale, invece, la posizione di Magnini è stata archiviata.

A chi gli chiedeva come sia potuto accadere, Magnini risponde: “Ho pensato di tutto, che il mio movimento ‘I’m doping free’ possa aver dato fastidio a qualcuno, che io potessi essere una pedina per colpire qualcuno più importante”.

“Ci sono dei punti saldi: Magnini e Santucci non si sono mai dopati – ha aggiunto Magnini – tutti i nostri controlli sono a posto, è venuto fuori che non abbiamo mai chiesto, né pagato per delle sostanze. Il mio nome non è mai stato fatto, ma di cosa stiamo parlando?”.

“Forse è tutto uno schema – ribatte l’ex nuotatore azzurro – anche se mi domando il motivo. Non è un pregiudizio, ma una persecuzione. Sono incazzato nero perché io oggi ero sicuro al 100% che qualcosa ci avrebbero dato”.

Dal canto suo la Federnuoto ha espresso “fiducia negli organi preposti a prevenire, combattere e perseguire il doping. Il percorso giudiziale che coinvolge Filippo Magnini e Michele Santucci ha espresso solo il primo verdetto e potrebbe proseguire. Pertanto la Federnuoto chiede il massimo rispetto nei confronti degli atleti, auspicando che riescano a dimostrare la loro estraneità alla vicenda in ulteriori sedi”.

La Federnuoto ricorda altresì come “Magnini sia stato, nel corso della sua straordinaria carriera, un esempio per tutto il movimento, nonché uomo simbolo dello sport italiano e della lotta al doping”.