Finale Champions League: grande emozione anche senza biglietto

Pubblicato il 21 maggio 2010 14:18 | Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2010 14:18

C’é chi ha fatto due giorni di coda a Milano, chi lo ha avuto in omaggio, chi lo ha comprato su internet. E poi c’é chi, a meno di 48 ore dalla grande serata, il biglietto non lo ha ma non desiste. Come Salvatore Zeoli, da Campobasso, arrivato ieri a Madrid per vivere da vicino, al Santiago Bernabeu, la prima finale di Champions League dell’Inter dopo 38 anni. Vicino allo stadio i bagarini chiedono mille euro per il prezioso tagliando.

Ma Salvatore, 54 anni, allenatore degli allievi del Campobasso, difficilmente cederà. “Sono un impiegato, ho un budget di 200 euro – racconta sotto il sole nella piazza Puerta del Sol, fra i primi tifosi interisti sbarcati in città – Se non lo trovo, mi guardo la partita in albergo, in un bar o davanti a un megaschermo se esiste”.

“Comunque – sorride – questa Champions mi ha sconvolto, mi hanno fatto tornare ragazzino: le emozioni provate per l’Inter quest’anno sono superiori a quelle che di una partita vissuta in panchina: una volta nella vita vanno provate”. Il viaggio di ritorno è in programma martedì, “almeno ho tutto il tempo per smaltire i festeggiamenti”. E se non dovesse andare bene? “Ho già perso due finali con la mia squadra quest’anno, questa devo vincerla”, dice Salvatore, mentre dietro di lui un amico in maglia nerazzurra avvicina un mimo vestito da matador e punta con gli indici alle tempie la banderilla, rossa come la maglia del Bayern Monaco: la speranza sua e degli oltre 20mila tifosi in arrivo è vincere la corrida di domani sera.