I cannibali del fioretto: ancora un oro. Da Baldini, Cassarà, Avola e Aspromonte

Pubblicato il 5 agosto 2012 22:24 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2012 15:49
Giorgio Avola

Giorgio Avola (LaPresse)

LONDRA – L’oro numero sei, la medaglia numero 14 della spedizione italiana a Londra arriva ancora una volta dalla scherma, e arriva ancora una volta dal fioretto. La vince la squadra maschile piegando 45-39 il Giappone. La vince soprattutto tutto il movimento della scherma. Se non ci fossero spadaccini, sciabolatori e fiorettisti l’Italia nella parte alta del medagliere neppure si affaccerebbe. Invece ci sono loro, gli “affettatori”, cannibali o quasi.

L’ultimo trionfo, in ordine di tempo, è quello di Andrea Baldini, Andrea Cassarà, Giorgio Avola e Valerio Aspromonte. Sono loro a realizzare, insieme alle ragazze vincitrici qualche giorno fa, un’impresa mai riuscita prima nella storia delle Olimpiadi: il double, una squadra che vince in una specialità entrambe le gare a squadre. Se poi ci mettiamo il podio tutto azzurro del fioretto femminile, quello di Elisa Di Francisco, Arianna Errigo e Valentina Vezzali, allora il trionfo è completo. In tutto la scherma italiana porta a casa sette medaglie, 3 ori, 2 argenti e 2 bronzi. Esattamente la metà di quanto preso fino ad oggi in tutta l’Olimpiade.

La vittoria maschile è stata netta, anche se meno schiacciante di quella femminile. Se le ragazze hanno dato da subito l’impressione di essere di un altro pianeta, Baldini & co hanno dovuto soffrire, soprattutto in finale. I giapponesi erano gli outsider, non avevano nulla da perdere. E hanno tenuto sempre vivo l’assalto, complice qualche ingenuità dei nostri. Lo “strappo” decisivo arriva con Cassarà che prima soffre poi consegna a Baldini un prezioso 40-37. Contro Baldini c’è il coreano più forte, Ota. Ma agli asiatici non basta: Baldini che non ha ancora digerito la non medaglia all’individuale, lo sconfigge con un 5-2 che vale l’oro.

Per l’Italia è la medaglia che cambia una giornata che, poco prima, aveva regalato una grande amarezza, il quarto posto di Tania Cagnotto nei tuffi. Per lei è una sorta di maledizione. A rendere la delusione ancora più cocente è lo scarto: soli 20 centesimi di punto dal podio. Colpo durissimo da digerire. E quattro anni per lavorarci su e preparare la rivincita.