Formigoni contro la Moratti: “Devastazione a piazza Duomo, non accada mai più”

Pubblicato il 25 maggio 2010 15:35 | Ultimo aggiornamento: 25 maggio 2010 15:35

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, dà ragione a chi, come la Curia di Milano, aveva criticato gli eccessi dei festeggiamenti dei tifosi dell’Inter a seguito della vittoria della Champions League a piazza Duomo: “Piazza Duomo è un luogo di altissimo valore simbolico” e “bisogna che non accada più questa cosa”. Festeggiamenti degenerati per via dei falò accesi in piazza, cumuli di lattine e bottiglie rotte, diverse persone ferite e ustionate.

“E’ chiaro che la piazza è il luogo pubblico per eccellenza quindi è chiaro che pensare che la gente si possa raduranare in piazza è pensare in maniera giusta”, pero’, aggiusta il tiro Formigoni, “è altrettanto chiaro che bisogna avere rispetto per i luoghi: Piazza Duomo è un luogo di altissimo valore simbolico quindi bisogna avere rispetto”.

E purtroppo “questo rispetto non c’è stato. Capisco il grandissimo concorso di folla, l’emozione particolare del momento, ma chi ha eccepito sul fatto che la piazza sia stata utilizzata in modo inappropriato ha visto giusto, ha fatto un’osservazione giusta”. Insomma Formigoni prende posizione contraddicendo il sindaco Moratti  e conclude: “Bisogna che non accada più questa cosa, le piazze sono fatte perchè la gente si raduni ma la gente che si raduna dovrebbe rispettare fino in fondo gli altri e la natura del luogo”.

Sulla stessa linea si orienta anche il vicepresidente della Consiglio regionale della Lombardia, Filippo Penati: «Credo che la Curia abbia ragione e che la piazza del Duomo vada preservata. Ci sono altri spazi che possono essere utilizzati per manifestazioni di questo genere. Credo che siano comprensibili le rimostranze del cardinale e della Curia». Infine un affondo contro il sindaco di Milano: «Sempre più la bussola di Letizia Moratti sono le prossime elezioni e continua la sua deriva pseudo-leghista, per cui adesso se la prende anche con la Curia».