Totti: “Nel ’93 non immaginavo una carriera così”

Pubblicato il 23 Dicembre 2011 19:12 | Ultimo aggiornamento: 23 Dicembre 2011 19:30

ROMA – ''No, non pensavo che avrei avuto una carriera cosi' prestigiosa. Ma, da quel momento, ho pensato che il calcio fosse il mio lavoro principale. Piu' che un lavoro, una passione che ho sempre avuto fin da piccolo. Ho sempre cercato di dare il massimo e sono arrivato fino a questo punto''. Rievoca quel 28 marzo del 1993 in cui esordi' a Brescia, e i quasi 20 anni che sono seguiti, il capitano della Roma Francesco Totti, intervistato in occasione del Natale dall'ex compagno di squadra Christian Panucci per Sky Sport.

Totti si sofferma tra l'altro sulla difficolta' di giocare a Roma: ''Per me e' l'ambiente che e' difficile. Io, fortunatamente, ho la possibilita' di conoscerlo, so cosa vorrebbero dalla squadra. Pero', purtroppo, non sempre nel calcio si possono trovare le cose che tutti vorrebbero'', dice Totti nell'intervista, che andra' in onda in forma integrale domenica 25 dicembre alle 21 nella rubrica 'I Signori del calcio', su Sky Sport 1 HD. A seguire, alle 22, lo speciale 'Totti, 200 gol e oltre'.

L'argomento ambiente e supporter torna in relazione al tiro dal dischetto sbagliato contro Buffon nel recente Roma-Juventus. Premesso che ''a volte, basta sbagliare un rigore per far scoppiare un putiferio'' e che ''io, di rigori, ne ho sbagliati parecchi'', Totti spiega: ''Vorrei specificare lo sfogo post- partita nei confronti dei tifosi della Roma, che so quanto mi amino e mi vogliano bene, e la cosa e' reciproca. Pero', mi e' dispiaciuto il modo in cui si sono esposti in certi momenti, soprattutto davanti ai miei figli. Finche' la critica e' costruttiva, accetto tutto a testa alta, ma se mi offendono davanti ai miei figli non ci sto. Non volevo offendere i tifosi, ma mi sono sentito tradito quando ho dato il mille per mille per questa maglia e ci ho messo la faccia''.

Con Panucci, difensore della Roma nel periodo post-scudetto fino al 2009, Totti affronta gli aspetti sportivi e quelli privati di una vita sempre in primo piano. Dalla sua infanzia (''ero un 'paravento, come mio figlio Christian … in certe situazioni mi rivedo in lui e questo mi fa piacere'') al rapporto con i familiari (i genitori ''sono state le persone piu' importanti per me''), all'orgoglio per la sua scuola calcio. E poi, fondamentale, la moglie Ilary: ''E' una persona tranquilla, gioiosa, mi ha aiutato nei momenti difficili che ho attraversato in alcuni anni. E' una persona intelligente e una mamma perfetta, una persona davvero speciale, sempre solare, e poi mi ha dato questi due gioielli''.

Tra gli allenatori, il n. 10 si sofferma in particolare sul rapporto con Carlo Mazzone (''un secondo padre'') e con Fabio Capello (''quando e' andato via c'e' stato un piccolo screzio, ma e' finita li', anche perche' e' un allenatore che ho sempre stimato e stimero' sempre'').

Solleticato infine da Panucci, secondo cui e' stato il secondo grande n. 10 del dopoguerra dopo Rivera, Totti si schermisce: ''Grazie per il paragone perche' vedermi accostato a un giocatore come Gianni Rivera per me e' fonte di orgoglio. Non riesco a vedere cio' che vede la gente. Ogni tanto rivedo le immagini delle partite e alcune cose, sinceramente, non riesco a capirle neanche io quando le faccio. Soprattutto certi gesti difficili''.