Gianluca Vialli prende a calci il tumore: la Samp, le donne, la Juve, Mancini…

di Dini Casali
Pubblicato il 26 febbraio 2019 11:08 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2019 11:08
Gianluca Vialli prende a calci il tumore: la Samp, le donne, la Juve, Mancini...

Gianluca Vialli prende a calci il tumore: la Samp, le donne, la Juve, Mancini…

ROMA – Che Gianluca Vialli fosse un simpatico guascone e una persona intelligente dotata di autoironia era noto ai più, ma il garbo e la sobrietà con cui ha voluto condividere con il grande pubblico sofferenza e voglia di riscatto nella battaglia personale contro un tumore hanno colpito tutti, ex tifosi e non, appassionati di calcio e semplici osservatori. 

Quando parla – nelle interviste sui giornali e in tv, mentre riceve il premio Facchetti – è sempre capace di strappare un sorriso anche quando una lacrima è lì lì per spuntare, gioca con una morte scampata ma sempre acquattata minacciosa da qualche parte in fondo al pieno di entusiasmo e combattività che lo rendono così simile al guerriero juventino che in campo non mollava mai. Di più: “La malattia? Lotto più ora di quando giocavo, mi sopporterete ancora per molto”. 

Il premio Facchetti, “me lo date quest’anno perché il prossimo…”. “Accetto con umiltà e orgoglio questo premio. So come è andata la scelta, siete stati lì con i foglietti a decidere e avete detto ‘Diamolo a Vialli quest’anno perché magari l’anno prossimo sarà troppo tardi’”: con ironia Gianluca Vialli ha ritirato il premio ‘Il bello del calcio’ in memoria di Giacinto Facchetti. “A proposito del cancro – ha aggiunto – voglio dire che sto bene. Non è stato facile ma questo periodo mi ha insegnato molto e mi sto preparando fisicamente e psicologicamente meglio di quando giocavo a calcio, quindi credo che dovrete sopportarmi ancora a lungo”.

“Devo tutto al calcio, anche la perdita della verginità”. “Sono rimasto sorpreso, scioccato di aver vinto questo premio. Finora mi hanno detto che ero quello ‘simpatico’ poi ho visto che lo hanno dato anche a Zola e allora…. Nella vita serve ‘calling’ la vocazione, la chiamata. Avevo appena iniziato a camminare, ho dato un calcio al pallone e mi sono innamorato. Il talento non è importante, lo è la continuità. Io al calcio devo tutto. Dalla prima macchina, alla verginità persa”.

“I milanisti mi ringrazino, fossi arrivato io niente Van Basten”. ”Sono stato l’ultimo ad alzare la Coppa dei Campioni, ne sono orgoglioso ma anche stufo. Vorrei essere stato capitano di un club che la vince un anno sì e uno no. Avrei voluto l’alzasse Buffon al posto di Chiellini ma va bene, piuttosto che Ferrara”: così Gianluca Vialli, sorridendo a Ciro Ferrara presente in platea. ”Indossare la maglia della Juve – aggiunge – è un onore e un onere. C’è una storia alle spalle da rispettare. Grande organizzazione e grande mentalità. Il posto adatto per fare il calciatore”. E sulla possibilità di vestire la maglia del Milan: ”Non è stato un rifiuto ma la scelta di non lasciare la Sampdoria. Ai tifosi rossoneri dico che se fossi andato al Milan, magari non sarebbe arrivato Van Basten quindi dovrebbero ringraziarmi”.

“Nazionale? Fantastico prendermi cura di Mancini”. Poi Vialli commenta – al fianco del ct Roberto Mancini – la possibilità di fare il Capo delegazione della Nazionale: ”Può essere una prospettiva, ringrazio il presidente Gravina. Sono orgoglioso, un ruolo prestigioso che va fatto con responsabilità. Ho chiesto del tempo per riflettere, ragionamenti che sto facendo con la famiglia. Sarebbe fantastico prendermi cura ancora di Roberto”.

(fonte Ansa)