Giro d’Italia, sesta tappa, vince lo svizzero Gino Mader, maglia rosa all’ungherese Attila Valter

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 13 Maggio 2021 - 20:29 OLTRE 6 MESI FA
Giro d’Italia, sesta tappa, vince lo svizzero Gino Mader, maglia rosa all’ungherese Attila Valter

Giro d’Italia, sesta tappa, vince lo svizzero Gino Mader, maglia rosa all’ungherese Attila Valter

 Giro d’Italia, un’altra rivoluzione: tappa allo svizzero Gino Mader, maglia rosa all’ungherese Attila Valter. Alessandro De Marchi abdica con un crollo inatteso, clamoroso. Un ritardo di un quarto d’ora. 

Giornata d’altri tempi: pioggia, vento, freddo. Tre gran premi di montagna. Arrivo in salita sul monte San Giacomo, il “ Mont Ventoux” delle Marche. E non sono mancati gli incidenti.

Uno addirittura incredibile: un’auto ammiraglia ha travolto il belga Pieter Serry,  fortunatamente senza gravi conseguenze, solo il cambio di bicicletta .

Non sono ovviamente partiti Landa ( è già rientrato nei Paesi Baschi;  venerdì sarà operato alla clavicola ) e Sivakov.

Ordine d’arrivo della sesta tappa, dalle Grotte di Frasassi ad Ascoli ( monte S. Giacomo ): primo Gino Mader, secondo Bernal, terzo Martin,quarto Evenepoel. Tutti con minimi ritardi. Hanno tardato l’attacco. A  seguire l’ottimo Ciccone e Caruso. Completano là top ten. Soler, Carthy, Vlasov. Una tappa di 160 km  con il primo, vero, arrivo in salita.

Due italiani in gran spolvero: Giulio Ciccone e Pippo Ganna.

Ciccone è stato strepitoso, ha attaccato in discesa. Poi è rimasto a ruota dei grandi scalatori. Senza problemi . Pippo ha trainato la Ineos fino a 9 km dal traguardo, lavorando per Bernal, con una pedalata elegante e potente. Una locomotiva .Come Learco Guerra. In evidenza anche Bettiol e Cataldo.

Classifica generale. Nell’ordine: primo l’ungherese Attila Valter ( GFC ), secondo Evenepoel a 11”, terzo Bernal a 16”, Seguono Vlasov, Vervaeke a 25”e Carthy a 38”, Quindi due italiani. Caruso  ( settimo ) e Ciccone a 41”. Formolo è undicesimo a 55”. Nibali, 17esimo, a 1’43”. Giro d’Italia apertissimo.

È già  polemica sulla sicurezza al Giro.

Troppe trappole nella Corsa Rosa. Così non va.

Gli incidenti registrati nel finale di Cattolica   – Lauda è finito all’ospedale di Riccione, altri sono caduti, anche Nibali ha rischiato ( “ Sono rimasto in piedi per miracolo “ ) – hanno aperto il dibattito sulla sicurezza.

Sotto accusa certi finali di tappa, specie quelli per velocisti, quando i “treni” degli uomini jet si danno battaglia per occupare le migliori posizioni per lo sprint ad oltre 60 all’ora.

Ci sono troppe rotatorie, curve a gomito, restringimenti improvvisi di carreggiata, spartitraffico galeotti anche se ben segnalati. Il serpentone vola, è famelico, rischia. Basta un attimo di distrazione, lo scarto  inatteso di un corridore magari sgomitante, e il patatrac è compito.

A Cattolica si è consumato tutto negli ultimi quattro chilometri e mezzo dalla fine. Mikel Landa ha avuto la peggio.Il capitano della Bahrain Victorius è finito a terra.Fratture multiple. Ora ritocca a Pello Bilbao e Damiano Caruso raccoglierne la pesante eredità l

Settima tappa da Notaresco a Termoli ( venerdì 14 maggio ). Ancora una frazione per velocisti.

Partenza dal borgo medievale, arroccato su una collina, di Notaresco ( provincia di Teramo ) ed arrivo a Termoli, nel Molise, provincia di Campobasso. In tutto 181 chilometri. Costiera adriatica fino a Chieti. Poi saliscendi,ritorno in Costa per il gran finale . Dopo uno strappo di 200 metri ( pendenza del 10-12% ).Gli ultimi tre km sfilano in città. Occhio alle curve e ad un restringimento di carreggiata a soli 800 metri dalla linea d’arrivo. Roba da sprinter coraggiosi .