Dramma al Giro d’Italia: Weylandt cade e muore

Pubblicato il 9 maggio 2011 17:37 | Ultimo aggiornamento: 10 maggio 2011 8:07

RAPALLO (GENOVA) – Dramma al giro d’Italia: è morto dopo una caduta il ciclista belga Wouter Weylandt. Stava affrontando l’ennesima discesa al Giro d’Italia, quella del Passo del Bocco, poi all’improvviso la caduta, il pedale che sbatte contro un muretto, la bicicletta che sbanda, poi un volo di dieci metri e il buio. La testa che sbatte addosso a un muro, il sangue che esce e il ciclista che non si rialza. Era quasi arrivato al traguardo il belga della Leopard-Trek, mancavano una ventina di chilometri a Rapallo, dove termina la terza tappa. Ma una caduta lo ha fermato per sempre. E pensare che Weylandt non doveva nemmeno correre, era stato chiamato all’ultimo momento in sostituzione di Daniele Bennati, il compagno di squadra che si era rotto la clavicola in una corsa in Svizzera.

Eppure il belga ha corso, per l’ultima volta. Dopo la caduta arrivano i primi soccorsi, i medici tentano di rianimarlo per quaranta minuti, provano col massaggio cardiaco ma niente. I medici, quattro sopra di lui, tentano allora con iniezioni di adrenalina e atropina. Ma Weylandt continua a rimanere a terra esamine e a non dare segni di vita. Corre la paura di un nuovo dramma al Giro d’Italia.

Le telecamere inquadrano il volto insanguinato del corridore belga, ci sono alcune immagini fuori onda che la Rai dice che non manderà mai in onda. Le tecniche per rianimarlo si fanno sempre più frenetiche ma inutili, si aspettano soccorsi che non arrivano per portarlo in ospedale. Il 118 è stato allertato, è già partito un elicottero da Genova ma per arrivare a Rapallo ci vuole un po’. E intanto l’ansia e la paura che il ciclista sia in pericolo di vita crescono. Nel frattempo lo spagnolo Vicioso vince la tappa ma la direzione del Giro, in attesa di notizie più precise, ha deciso di sospendere il consueto festoso cerimoniale.

Poi finalmente arriva l’elicottero ma non atterra subito. Fa degli ampi giri in aria per decidere se atterrare, e dove atterrare, o calare il verricello dall’alto, ma quest’ultima operazione sembra molto difficile. Allora inizia a balenare l’ipotesi di trasferire il ciclista in autoambulanza per raggiungere un punto dove il velivolo possa atterrare e caricare la barella. E intanto passano i minuti, tempo importantissimo per salvare la vita al belga, che è ancora esamine per terra.

Poi alle 17.30 in diretta Rai sport dà la notizia: Weylandt è morto, i soccorsi non sono arrivati in tempo e per il ciclista non c’è più niente da fare. Ora la paura di un nuovo dramma al Giro d’Italia diventa realtà.

Dopo il medico Giovanni Tredici racconterà particolari agghiaccianti: ”Una volta si diceva: è morto sul colpo. E questo è un caso così, non mi era mai capitato in tanti anni. Aveva una frattura importante al frontale con perdita anche di sostanza cerebrale – spiega – Io sono intervenuto venti, al massimo trenta secondi dopo la caduta, ero proprio dietro di lui. Abbiamo lasciato sfilare i corridori del gruppetto e siamo intervenuti. La rianimazione e’ durata 45 minuti, come da protocollo del 118. Ma si è visto subito che non c’erano speranze e lo stesso 118 ha constatato l’inutilita’ delle manovre di rianimazione, che comunque sono state condotte adeguatamente anche con esperti del settore. Ma, ripeto, la situazione era disperata, gravissima. Cosi’ non abbiamo nemmeno spostato il corpo”.

Il sostituto procuratore di Chiavari Francesco Brancaccio ha poi dato il nulla osta per il trasferimento del corpo di Wouter Weylandt all’ospedale di Lavagna dove saranno eseguiti gli esami autoptici. Sulla morte del ciclista verrà aperta un’indagine che chiarisca la dinamica dell’incidente.

E il Giro d’Italia si tinge di nero. Molte le condoglianze espresse dopo l’accaduto e gli organizzatori hanno deciso che domani il Giro sarà a lutto: niente festeggiamenti, niente ilarità, è morto un ciclista.

La notizia si è sparsa in un lampo tra i corridori, tutte le squadre hanno voluto rivolgere il loro cordoglio alla famiglia di Weylandt, la cui giovane moglie Anne Sophie, che è incinta. Il direttore Angelo Zomegnan, che ha convocato in serata una conferenza stampa, ha ringraziato lo staff medico ”per quello che ha potuto fare e ha fatto in questo sfortunato e sciagurato Giro d’Italia”. Ha raccontato di aver ricevuto molti messaggi di cordoglio (da McQuaid, Di Rocco e Bugno, presidenti di Uci, Fci e Assocorridori) e un sms che sottolinea che nel ciclismo ”tutti rischiano la vita in tutti i metri del percorso”.

Ha annunciato inoltre che domani sarà una giornata di lutto, senza musiche e feste. ”Lasceremo ai corridori la libera scelta di interpretare a loro volonta’ la tappa di domani. Qualsiasi scelta faranno noi la rispetteremo” ha aggiunto. Possibile che i corridori decidano di fare la tappa di domani, da Quarto dei Mille a Livorno di 216 km, a ritmo lento e magari con arrivo di gruppo. In mattinata ci sara’ una cerimonia come quella per Pietro Ferrero ad Alba. ”Era previsto che a Tropea in localita’ Sant’Eufemia venissero ricordate le vittime dell’incidente di Lamezia Terme – ha concluso Zomegnan – Purtroppo ne ricorderemo una in più”.

C’e’ stata perfino la tentazione di interrompere il Giro. ”Abbiamo anche pensato che non valeva piu’ la pena continuare – ha detto il direttore generale di Rcs Sport Michele Acquarone – ma abbiamo parlato con i corridori e abbiamo capito che loro sono i primi a voler continuare per rendere omaggio a Wouter. Dopodomani riprenderemo la festa e i corridori ricominceranno con tutto l’entusiasmo possibile. Lo dobbiamo al nostro pubblico, ai corridori e soprattutto a Weylandt”.