Giuseppe Signori: “Calcioscommesse? Processo rischia di andare in prescrizione”

Pubblicato il 28 febbraio 2018 15:01 | Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2018 15:02
Giuseppe Signori: "Calcioscommesse? Processo rischia di andare in prescrizione"

Giuseppe Signori: “Calcioscommesse? Processo rischia di andare in prescrizione” (Ansa)

ROMA – Giuseppe Signori è intervenuto questa mattina ai microfoni di ECG, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano.

Giuseppe Signori sul processo legato alle scommesse: “Sto aspettando il processo, è stato rinviato tutto ai primi di aprile. Non voglio la prescrizione, ma ormai mancano i tempi tecnici. Bisognerà valutare dopo con calma il da farsi. Così rischio di essere una vittima di mala giustizia. Chi non ha la possibilità di difendersi subisce un’ingiustizia, è meglio essere condannati o assolti. Io ho preso l’ergastolo sportivo  senza essere giudicato. In questi sei anni ho pensato tutto meno che al calcio, ho aperto ristoranti, ho creato la mia linea di caffè. Bisogna darsi da fare in altri ambiti, sono fuori da tanti anni e poi in Italia siamo un Paese di moralisti, vieni giudicato e condannato prima ancora di essere processato. Ho fatto tutt’altro, tornare nel calcio mi piacerebbe ma vedo le difficoltà che hanno determinati calciatori del passato ad avere un posto in panchina o da dirigente, figuriamoci nel mio caso. Non mi illudo. L’investimento nel caffè? Volevo fare una cosa nuova, il caffè 188. Amo il caffè, credo che il mio sia un buon prodotto”.

Sulla decisione di battere i rigori senza rincorsa: “La cosa è nata a Roma. Il primo rigore calciato con la rincorsa l’ho tirato a Foggia, sbagliandolo. Nella Lazio sostitui Ruben Sosa anche come rigorista. Studiai questo metodo partendo dall’esempio delle freccette. Se tiri una freccetta da fermo sei più preciso. Così ho avuto l’intuizione di tirare i rigori da fermo, perché dagli undici metri non serve la forza, ma la precisione. Poi ho perfezionato la tecnica guardando il ginocchio del portiere. Dove vedevo il ginocchio più basso, quindi dove caricava il peso per spingere dalla parte opposta. Tiravo dalla parte dove il portiere aveva il ginocchio più basso. E’ anche il consiglio che ho dato a Neymar quando il Barcellona mi ha chiamato per dargli una consulenza sui rigori. Lui comunque è talmente forte che non ha bisogno dei miei consigli”.

Sugli anni ’90 vissuti con la maglia della Lazio: “In quegli anni non ho mai vissuto Roma, non potevo girare, appena mi muovevo l’affetto della gente era talmente grande che un giorno ricordo che comprai un gelato e mi si sciolse in mano. E’ uno degli episodi che ricordo meglio. L’affetto della gente faceva sempre piacere, in quel momento ancora di più. Le persone, i tifosi, mi volevano un bene incredibile. E me lo vogliono ancora, non lo dimentico”.

Su Zoff, che oggi compie gli anni: “Gli faccio gli auguri, con lui mi sono sempre trovato bene, ho vinto 2 classifiche dei cannonieri, ha saputo sfruttare al meglio le mie caratteristiche”.

Su Sacchi e i Mondiali del 1994: “A prescindere da quello che accadde negli spogliatoi, è ovvio che Inzaghi aveva vinto nel Milan con una coppia d’attacco formata da Simone e Van Basten, quindi accanto a Baggio vedeva meglio uno fisico tipo Casiraghi. E’ stata fatta questa scelta, con mio grande sacrificio. Ha sbagliato lui, ma sbagliai anche io a rifiutare il ruolo di esterno. Giocare la finale del campionato del mondo capita una volta in carriera, me la dovevo vivere meglio. Col senno di poi avrei giocato al posto di Pagliuca se me l’avessero chiesto. Di quei Mondiali ricordo il match con la Norvegia. Quello che ho speso in quel match fisicamente lo sto pagando ancora oggi. E’ stata la mia migliore partita, mi ha tolto tantissime energie, l’ho pagata nel resto dei Mondiali”. 

Sul calcio italiano: “L’esclusione dai mondiali forse ci voleva. Serviva una mazzata per ricostruire tutto daccapo. Bisogna ripartire dai settori giovanili, valorizzare i calciatori italiani. Lo ha fatto solo l’Atalanta negli ultimi anni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono tutte le componenti per poter ripartire”. 

 

Il gol più bello: “Non ho una classifica, ne ho fatti tanti che credo possano essere definiti belli. Ogni gol ha un sapore particolare. Ce ne sono di meno belli, ma che sono stati davvero importanti. Non dimenticherò mai tutti quelli nei derby di Roma. Il rigore calciato a pochi minuti dalla fine dopo il fallo di mano di Marco Lanna. Poi fu importante anche il gol al novantunesimo contro il Pescara che ci ha permesso di riportare la Lazio in Europa dopo tanti anni. A Bologna ne ho fatto uno molto bello a livello tecnico contro l’Udinese”.

Sulla storia del Buondi: “Non ho ancora trovato nessuno in grado di mangiarlo in trenta passi. Ero molto giovane, in una discoteca stavano facendo questo gioco. La cosa da fare era mangiare questo Buondì Motta in 30 passi e nessuno ci riusciva. Sembra impossibile che nessuno ci riesca, in realtà è così. E’ una spugna, ti fa mancare la salivazione. Non ho mai incontrato nessuno in grado di vincere questa sfida”.

Sullo scudetto: “Il duello Juventus-Napoli probabilmente durerà fino alla fine. Sarà decisivo lo scontro diretto a Torino”.

 

Una battuta su Ciro Immobile: “Il mio erede? Non parlerei di erede, la Lazio ha trovato un giocatore fondamentale come potevo essere io nei miei anni. Fa gol e fa vincere le partite”. 

Sulla manifestazione dei tifosi che impedirono la sua cessione al Parma: “Ero in Brasile, non ho mai saputo di essere stato venduto, non sapevo nemmeno di essere sul mercato. Ho rivisto dopo le immagini in tv di quanto era accaduto. Eravamo in Brasile, i giornalisti mi dissero che ero stato venduto al Parma, ma io con loro non ho mai avuto alcun approccio. La manifestazione dei laziali mi rimarrà nel cuore tutta la vita. Rimarrò nella storia del calcio come l’unico tifoso che non è andato via perché la gente non l’ha permesso”. 

 

AUDIO http://www.tag24.it/podcast/giuseppe-signori-il-mio-secondo-tempo/.