Inter: Fiorello incontra la squadra alla Pinetina

Pubblicato il 26 Marzo 2010 19:37 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2010 19:37

Fiorello per la prima volta è andato ad Appiano Gentile a incontrare Josè Mourinho e tutta l’Inter, la sua squadra del cuore.

Lo show-man ha trovato «un’atmosfera molto bella, a dispetto di quello che scrivono i giornali», e giocatori che «si divertono come pazzi». A Fiorello è stata regalata una maglia personalizzata con il numero 50, gli anni che compirà il 16 maggio, lo stesso giorno del compleanno del presidente nerazzurro Massimo Moratti.

«È una data speciale, ma 50…’na tristezza», ha commentato Fiorello che, ai microfoni di Inter Channel, ha poi raccontato la sua prima giornata nel ritiro nerazzurro.

«Io mi emoziono difficilmente – ha detto – e invece entrare qua, vedere le foto di Facchetti e Prisco, un pò di emozione l’ho avuta. Ho conosciuto i giocatori che non avevo mai incontrato. Certo, farsi capire è difficile ma ci ha pensato Materazzi, che è il comico del gruppo».

Fiorello ha incontrato anche Balotelli: «È stato molto carino, mi ha guardato e mi ha detto: ‘Ma che sei interista?’ E io ho detto: ‘Certo, ti sembra strano?’ È molto simpatico e molto forte».

«Sono finalmente nella tana del lupo – ha aggiunto – è un momento che aspettavo da 40 anni, dal giorno in cui vidi la prima partita dell’Inter quando vinse per 1-0 a Catania. Per la prima volta sono ad Appiano Gentile e vedere la storia dell’Inter è una cosa meravigliosa. Ho visto Mourinho, qualche polemica qui, qualche polemica là, ma siamo alla vigilia della partitissima dell’anno e non diciamo niente, speriamo bene».

Fiorello ha però un grosso rimpianto: «Ho i mocassini – ha spiegato sorridendo – e non ho potuto palleggiare. Ma se mi avesse visto, forse Mourinho mi convocava, probabilmente sì».

L’altro rimpianto è non riuscire ad andare mai allo stadio («Sono come i calciatori, nei weekend lavoro») e difficilmente farà un’eccezione per la finale di Champions: «Non ho spettacoli il 22 maggio, Madrid è bella, ma non bisogna mai accoppiare la presenza a una finale: se va male, hai portato sfiga e te la porti dietro tutta la vita…».