Italia 1970, quella di Italia-Germania 4-3. Voto 7,5 in simpatia

di Emiliano Condò
Pubblicato il 22 Maggio 2014 8:06 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2014 18:29
Italia 1970, quella di Italia-Germania 4-3. Voto 7,5 in simpatia

Italia 1970, quella di Italia-Germania 4-3. Voto 7,5 in simpatia

ROMA – Italia 1970, quella di Italia-Germania 4-3. Voto 7,5 in simpatia.  Formazione: Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini, Mazzola (dal 46 Rivera), Boninsegna, De Sisti, Riva.

Nel girone l’Italia, fresca di vittoria all’Europeo, è la classica Italia da girone. Quella che fa il minimo sindacale, poco più. Una vittoria di misura con la Svezia e due pareggi per zero a zero.Passi quello con gli uruguaiani, che sono forti e arriveranno in semifinale arrendendosi al Brasile, ma grida vendetta quello con Israele, senza dubbio la squadra più debole di tutte le partecipanti alla fase finale.

Sta di fatto che un solo gol, quello di Domenghini, basta all’Italia non solo per passare ma addirittura per vincere il girone. E da là cambia tutto. Soprattutto perché inizia il mondiale della staffetta, quello di Gianni Rivera che subentra a Mazzola e che accende, di fatto, l’attacco azzurro, Riva in primis.

Rivera, infatti, salta le prime partite per quella che chiunque abbia viaggiato da quelle parti chiama la “maledizione di Montezuma” e che altro non è che una violentissima diarrea. Quando rientra si accomoda in panchina perché Ferruccio Valcareggi ha deciso per la staffetta: nel primo tempo gioca Sandro Mazzola, che ha più corsa, copre di più senza per questo essere poco pericoloso in attacco. A inizio ripresa, quando gli avversari sono stanchi e gli spazi sono destinati a ingrandirsi tocca a Gianni Rivera. Almeno fino alla finale, ma questa è già la fine della è storia.

Nella fase a eliminazione diretta l’Italia si trasforma: ai quarti di finale contro i padroni di casa del Messico Rivera ha un impatto devastante. Dopo un 1-1 grazie a un autogol nel primo tempo, infatti, Riva ne fa due e in mezzo segna anche il “golden boy”: 4-1 e saluti al paese ospitante.

La semifinale è un’altra cosa. Uno perché di fronte c’è la Germania Ovest che è più forte del Messico. Due perché la partita passa alla storia. E non è metafora. Allo stadio Azteca dove si gioca mettono addirittura una targa. La partita finisce 4-3 dopo i tempi supplementari. Ma se i primi novanta minuti sono facili da riassumere (un gol fortunoso di Boninsegna subito e poi 80 minuti di assoluto dominio tedesco fino al pari nel finale) è impossibile farlo con i supplementari. Andiamo prima sotto, poi sopra, poi veniamo ripresi e al minuto 111 Rivera segna il 4-3 che ci porta in finale.

Là ci aspetta il Brasile. Sia chiaro, di speranze di vincere ne avremmo avute pochine in ogni caso. Ma l’Italia post partita del secolo è stanca e non può reggere la forza d’urto di un signore che si chiama Pelè e di compagni che si chiamano, tra gli altri, Jairzinho, Gerson, Rivelino, Tostao. Duriamo un tempo perché Boninsegna in qualche modo pareggia il gol iniziale di Pelé. Ma Valcareggi nell’intervallo non se la sente: niente staffetta. Rivera resta seduto in panchina mentre il Brasile, piano piano, ci asfalta. Entrerà, e non per Mazzola, solo al minuto 84, giusto in tempo per vedere Carlos Alberto che segna il 4-1 finale.

I simpatici:

Giovanni Lodetti, l’uomo che non c’era, voto 8 di risarcimento e stima.

Lui in Messico doveva andarci. Giocare pure. Ed effettivamente in ritiro ci arriva. Solo che succede qualcosa di molto italiano. Prima dei Mondiali Anastasi (che della nazionale era titolare indiscusso) ha un problema fisico in una zona intima che lo costringe a rimanere in Italia. Il pasticcio viene dopo, perché per sostituirlo vengono convocati in due: Prati e Boninsegna. Così si parte per il Messico in 23. Uno è di troppo. Logica vorrebbe che si scartasse uno dei due chiamati all’ultimo. Viene scartato Lodetti, che non fa polemiche e fa le valigie. La Federazione gli offre un soggiorno premio insieme alla moglie. A questo punto Lodetti si incazza davvero. E ha ragione.

Gigi Riva, voto 7.

Rombo di tuono all’inizio non è lui. Motivi personali, la leggenda parla di una relazione con una donna sposata scoperta dal marito subito prima della partenza.  Nella partita con Israele esce dal campo (dopo un gol annullato) rifiutando un paio di strette di mano. Poi cambia tutto e anche Riva, insieme ai gol, ritrova la simpatia.

Gli antipatici:

Ferruccio Valcareggi, voto 5

Meriterebbe 10 per la finale raggiunta e per la staffetta. Meriterebbe 2 per essersi rimangiato proprio in finale quella soluzione che in finale ci aveva portato. Rivera vede 84 minuti di Italia-Brasile dalla panchina. E entra solo per essere partecipe della disfatta.  Così Valcareggi si prende 5 che è la media tra i 4 gol che ci fa il Brasile e i 6 minuti di finale giocati da Rivera.

 E tu che voto gli dai?

I video di Messico ’70

Il girone di qualificazione 1) Italia-Svezia 1-0

Girone di qualificazione 2) Italia-Uruguay 0-0

Girone di qualificazione 3) Italia-Israele 0-0

Quarti di finale. Italia-Messico 4-1. Comincia la staffetta

 

Semifinale. Italia-Germania 4-3, la partita del secolo. Sintesi.

Finale, Brasile-Italia 4-1, la fine del sogno