Italia ai Mondiali in Russia? La speranza è Masoud Shojaei. Se l’Iran…

di Filippo Limoncelli
Pubblicato il 10 gennaio 2018 9:20 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2018 9:27
Masoud-Shojaei

Masoud Shojaei, calciatore iraniano

ROMA – C’è una nuova speranza di vedere la nazionale azzurra giocare ai prossimi mondiali in Russia. La Fifa potrebbe escludere infatti l’Iran. Uno dei paletti imposti dalla federazione internazionale, nel regolamento che determina la possibile esclusione di una nazionale, è quello secondo il quale il governo di tale Paese, non abbia alcuna ingerenza sul calcio.

L’Iran ha violato palesemente tale norma. In che modo? Basta conoscere la storia di Masoud Shojaei, centrocampista della nazionale iraniana, a cui è stata vietata la convocazione per scelta tecnica, termine che in realtà nasconderebbe motivi politici.

Il 33enne sperava di essere il primo iraniano a partecipare a tre Mondiali, eppure dopo aver contribuito alla qualificazione per la Russia, il ct Quieroz ha deciso di non convocarlo più. Come riporta il Corriere della sera, la scelta che la federazione fa passare è quella tecnica, ma in realtà Shojaei è considerato un traditore dal governo islamista.

Lo scorso agosto Masoud Shojaei e il compagno di nazionale Hajisafi hanno giocato i preliminari di Europa League per i greci del Panionios. Dovevano vedersela con il Maccabi Tel Aviv, team di Israele. Non un avversario qualunque. Da ben 38 anni, infatti, nessun atleta iraniano ha mai affrontato un israeliano, perché non dovrebbe riconoscere l’esistenza di Israele. All’andata i due riuscirono a non farsi convocare, ma al ritorno sono costretti, anche per evitare la multa da un milione di euro imposta dall’Uefa.

“Non potevo fare altrimenti” si era sfogato Masoud Shojaei dopo il fatto, facendo un appello al portoghese Queiroz. Nel frattempo il giocatore era passato all’Aek Atene e anche Hajisafi aveva lasciato Panionios: quest’ultimo però aveva chiesto scusa con un post su Instagram e così reintegrato in Nazionale. Per Masoud, che rifiutò di scusarsi, venne invece scelta la via del pugno duro.

Masoud Shojaei infatti non è nuovo a queste provocazioni per gli oltranzisti iraniani. Nel 2009 aveva indossato un braccialetto verde a sostegno delle proteste contro il governo. Due anni fa si era permesso di denunciare la corruzione nel calcio nazionale. E soprattutto, lo scorso giugno, rispose alla domanda del presidente Rouhani su come si potesse migliorare il calcio iraniano: “mia madre non è mai venuta a vedermi in tanti anni: siamo l’unico Paese in cui le donne non possono entrare allo stadio”.

L’intervento del governo nel sistema calcistico iraniano è evidente: una situazione che non solo nega diverse libertà fondamentali della persona, ma che è anche contraria alle politiche di solidarietà e antirazziste promosse dalla FIFA. Circostanze che aprono una piccola speranza per l’Italia.

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