Italia-Svezia: cosa cambiare al ritorno? Modulo, giocatori…tutte le opzioni di Ventura

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 novembre 2017 12:33 | Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2017 12:33
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Svezia-Italia: la formazione titolare azzurra (foto Ansa)

STOCCOLMA – E ora? Dopo la sconfitta di Stoccolma, per l’Italia ci sono due possibilità: o una rimonta che oggi come oggi apparirebbe epicamente incredibile o il baratro della non partecipazione ai Mondiali Russia 2018. Che per un popolo calciofilo come il nostro se non è un 11 settembre poco ci manca. E allora come ribaltare la Svezia lunedì 13 novembre a Milano? Per i calciatori è solo una questione di atteggiamento: i cosiddetti senatori (Buffon, Chiellini, De Rossi e giù di lì) invocano sacrificio e spirito guerriero. Ma una nazione che può vantare oltre 50 milioni di potenziali ct in queste ore non può che discutere di accorgimenti tattici e cambi di giocatori.

Vediamo le opzioni tecnico-tattiche a disposizione di Ventura:

Il modulo.

Dire che il 3-5-2 non ha funzionato è piuttosto scontato. La verità è che il modulo che teoricamente offre le maggiori garanzie (se non altro perché così possono giocare contemporaneamente Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini) non offre garanzie già da tempo, esattamente dai tempi di Conte ct. Ma la sensazione dei tifosi azzurri è che con Conte avresti potuto giocare anche con 6 difensori o 5 attaccanti, la squadra avrebbe comunque reso più del valore reale dei singoli. Ventura ha parzialmente convinto all’inizio, negli ultimi tempi sembra non imbroccarne più una, di certo non sembra essere riuscito a creare quel cemento che c’era per esempio a Euro 2016.

Probabile comunque che dovendo fare la partita, il mister rispolveri il 4-2-4 (suo vero marchio di fabbrica) o comunque un attacco a tre (4-3-3 o 3-4-3) che perlomeno garantirebbe il posto a Insigne e forse anche El Shaarawy (nei loro club due dei giocatori più in forma del campionato).

I giocatori.

Chi salvare dalla figuraccia in Svezia? Probabilmente la difesa, che tutto sommato non ha rischiato più di tanto. Ma in caso di difesa a 4, uno tra Barzagli, Bonucci e Chiellini dovrebbe sedersi in panchina (Bonucci?). Sicuramente il migliore è stato Darmian, che può fare anche il terzino, quindi un posto dovrebbe averlo. Sicuramente mancherà Verratti, squalificato. Se Ventura mantenesse il modulo, facile che il suo posto sia preso da Gagliardini. Sulle fasce un altro paradosso: Candreva è sembrato uno dei più vivi, Darmian è stato il migliore ma in panchina c’è un certo Florenzi che farebbe carte false per dare il suo contributo: può essere spostato da interno? O esterno basso?

In caso di trequartista o tridente spazio quasi certamente a Insigne. Con il jolly El Shaarawy che a Roma sta incantando (vedi doppietta ammazza Chelsea). Oppure con un recupero in extremis di Zaza, che in Spagna ha segnato meno solo di un certo Messi. Zaza che metterebbe in bilico la posizione di Belotti, forse il miglior centravanti italiano ma ancora lontano dal top dopo l’ultimo infortunio.

L’atteggiamento.

I giocatori invece, come detto, si sono soffermati più sull’atteggiamento. “Testa alta e ferocia”. Sull’orlo del baratro, è ancora Gianluigi Buffon a vestire i panni del front man per l’Italia costretta alla rimonta lunedì a San Siro, per evitare la disfatta mondiale. Ma stavolta insieme al portiere si schierano un po’ tutti i veterani azzurri, alla loro ultima chance. “Smettiamola di prendercela con l’arbitro, qualche pedata in campo potevamo tirarla anche noi, a Stoccolma: siamo noi che dobbiamo darci la scossa”, dice sulla via del ritorno in Italia Andrea Barzagli, uno dei tre campioni del mondo rimasti in campo.

Alle proteste di Ventura e poi Tavecchio contro l’arbitro Cakir, fa da controeco il mood opposto della squadra. Nelle stanze federali si fa i conti con la forte preoccupazione di non riuscire nella rimonta con la Svezia e fallire l’obiettivo Russia 2018, come una sola volta era capitato nella storia della nazionale; in quelle dello spogliatoio si corre ai ripari per non ricadere negli errori di Solna: comportamentali, ma anche tattici. “Dispiace moltissimo, ancora ora – ammette Buffon – Aver perso per un episodio brucia. In campo sono volate botte anche oltre il lecito: Cakir ha arbitrato all’inglese, speriamo sia lo stesso al ritorno quando saremo noi a fare certe cose….ma se usiamo sempre la parola ‘gioco maschio’ non ha senso star qui a lamentarci. E’ il modo peggiore di avvicinarci al ritorno, non ci aiuterà di un grammo a rimontare a San Siro”.

Buffon, come altri suoi compagni di lungo corso in nazionale, è preoccupato più del rischio di commiserazione di fronte alle (poche) attenuanti, che non della pressione. Anche se e’ come se all’improvvisa un’enorme colonna d’acqua si fosse concentrata su un solo punto. “Sono ancora fiducioso, lo devo essere perché ci rimane ancora una chance. Riguardiamo la partita, e non puoi non dire che e’ stata in grande equilibrio: dovevamo essere più brillanti avanti, ma li abbiamo controllati. Per poi perdere per un episodio”.

La ricetta per San Siro è più facile a dirsi che a realizzarsi. “Servirà un’Italia gagliarda, ma una gara garibaldina non basta: conserviamo l’equilibrio, prendere un gol sarebbe disastroso, e cerchiamo anche noi l’episodio…”, aggiunge, con una chiusa che sa di una nazionale disperata. “Possiamo ora parlare dei nostri errori, ma non serve a nulla – conclude Buffon – Servono testa alta e spalle dritte, per la rimonta. Ventura ha detto che ha visto uno spogliatoio di giocatori feroci? Sì, me lo auguro. Dovremo essere feroci, noi e tutto San Siro”. Al quale lancia un appello: “Non mi piace fare il capopopolo, ma stavolta a tutti i tifosi dico: togliete le maglie bianconere, rossonere, nerazzurre, e vestite tutti l’azzurro che avete sulla pelle”.