Italiani su K2: Tamara Lunger, Nikolaus Gruber, Michele Cucchi, Giuseppe Pompili

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Luglio 2014 11:07 | Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2014 11:08
Italiani su K2: Tamara Lunger, Nikolaus Gruber, Michele Cucchi, Giuseppe Pompili

Italiani su K2: Tamara Lunger, Nikolaus Gruber, Michele Cucchi, Giuseppe Pompili

AOSTA – Il K2 resta la montagna degli italiani. Sabato 26 luglio in quattro hanno raggiunto gli 8.611 metri della vetta: la ventottenne personal trainer Tamara Lunger (seconda italiana di sempre a firmare l’ascensione del K2) e il quarantunenne infermiere Nikolaus Gruber, entrambi altoatesini della val d’Ultimo, il quarantaquattrenne valsesiano Michele Cucchi, di professione guida alpina, e l’ingegnere bolognese Giuseppe Pompili.

Sono arrivati sulla vetta senza ossigeno supplementare, alla spicciolata, in mezzo ai numerosi sherpa delle spedizioni commerciali. Hanno risalito la montagna con uno stile ‘pulito’, fino a piantare la piccozza sull’ultimo lembo di ghiaccio prima del cielo.

Una grande impresa a 60 anni dalla prima ascensione assoluta realizzata da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, che costituì un’importante pagina di riscatto per l’Italia del dopoguerra.

Nel tardo pomeriggio tutti sono scesi alle tende a 7.900 metri. Stanchi e infreddoliti, ma salvi. L’attacco alla vetta è scattato giovedì sera, una manciata di minuti prima della mezzanotte. Alpinisti nepalesi e pachistani hanno lasciato per primi campo 4 per attrezzare il tratto più difficile della via, il famigerato ‘collo di bottiglia’ e l’altrettanto temuto traverso che conduce ai pendii finali. Poi dietro gli altri, sia alpinisti professionisti (come il ceco Radek Jaros, che ha completato la ‘collezione’ dei 14 Ottomila, o lo spagnolo Ferran La Torre) sia scalatori meno esperti. Tutti hanno arrancato per ore prima di mettere i ramponi sulla vetta, qualcuno ha rinunciato. Come il valdostano Simone Origone, guida alpina e pluricampione di sci di velocità, che è tornato indietro per problemi di stomaco. Scelta saggia visti i pericoli dell’alta quota.

In salvo a campo 4, però, Origone ha avuto subito modo di tornare in azione per aiutare un suo compagno della spedizione italo-pachistana K2 60 years later, promossa da EvK2Cnr. Si tratta di un venticinquenne pachistano colpito da edema cerebrale causato dall’alta quota. Solo un immediato intervento del valdostano con iniezioni e somministrazione di ossigeno ha permesso al giovane scalatore di riprendersi e di scendere verso valle per ulteriori cure. Dieci anni fa, sempre a campo 4, l’italiano Silvio Mondinelli aveva soccorso tre spagnoli di ritorno dalla vetta e in grave difficoltà. Il K2, una storia italiana che si ripete.