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Jack La Motta è morto: addio al leggendario Toro Scatenato del Bronx

Jack La Motta è morto: addio al Toro Scatenato del Bronx

Jack La Motta è morto: addio al Toro Scatenato del Bronx

NEW YORK – Addio a Jack La Motta, ex campione del mondo dei pesi massimi, meglio noto come “Toro Scatenato” che ispirò il film interpretato da Robert de Niro. Lo riporta il sito di gossip Tmz, citando sua moglie. La Motta aveva 95 anni: secondo quanto riporta il giornale hollywoodiano è morto per complicazioni legate a una polmonite.

Per i più giovani avrà forse per sempre la faccia di Robert De Niro, quello da Oscar di “Toro scatenato”, indimenticabile film di Martin Scorsese. La sua è stata una delle tante vite che la boxe ha prestato a Hollywood. Come il Rocky Graziano di “Lassu’ qualcuno mi ama di Paul Newman, o il Rocky di Sylvester Stallone. Ma quella di Jack La Motta è una storia ormai entrata nella leggenda del pugilato. E’ stato fra i più grandi pesi medi della storia.

Eppure non fu né il più potente, né il più tecnico, né il più veloce, né il più bello a vedersi. Fu sicuramente il più coraggioso. Il simbolo, lui figlio di un emigrante siciliano che dopo gli anni della Grande Depressione americana incarnava la voglia di riscatto degli italo-americani del Bronx, la spinta a farsi strada nella vita. Una fama la sua costruita a suon di cazzotti, eccessi e sregolatezze. La carriera da professionista durò 14 anni, combatté 102 volte (un record di 83 vittorie, 30 delle quali per ko, quattro pareggi e 19 sconfitte).

Jack La Motta è nato a New York il 10 luglio 1921. Il padre era originario di Messina, la madre invece era ebrea: per questo gli fu imposto il nome di Jacob. Fu subito un ragazzo inquieto, uno dei tanti ragazzi di strada del Bronx. Una volta raccontò di aver aggredito con un tubo di metallo un allibratore lasciandolo agonizzante a terra. Per anni credette di averlo ammazzato, poi però gli riapparve nel suo camerino il giorno in cui diventò campione del mondo.

Pur non essendo molto alto (solo 1,73) sul ring diventava una furia. Debuttò a soli 19 anni, non era potente ma aveva in dote un’aggressività unica che non dava respiro. La svolta per la sua carriera fu il doppio confronto con Ray Sugar Robinson: Nel primo, il 22 ottobre del 1942 a New York, fu sconfitto, nel secondo, il 5 febbraio dell’anno dopo a Detroit, vinse, sempre ai punti, dopo aver spedito Robinson – che non era mai stato battuto fino ad allora – ko all’ottava ripresa. Sugar Ray però si rifece 21 giorni dopo nella bella di New York, e batté ancora La Motta due volte nel 1945. Continuò ad affrontare avversari di grande valore.

I quattro duelli con il croato Fritzie Zivic, fra il 1943 e il 1944, sono passati alla storia come i match più scorretti della storia della boxe. Sui match di La Motta aleggiò spesso lo spettro della combine. La prima volta nel ’47 dopo il ko subito al quarto round da Bill Fox: ci fu anche un’inchiesta che lo giudicò colpevole, tanto che gli venne perfino ritirata la licenza. Ma quando tornò a combattere ritrovò la vittoria, tanto da meritarsi finalmente la sua chance mondiale contro Marcel Cerdan, un altro pugile da film che fece impazzire d’amore la cantante Edith Piaf. L’incontro avvenne il 16 giugno ’49 a Detroit, La Motta vinse il titolo contro tutti i pronostici. Il francese giurò che si sarebbe ripreso il titolo, ma prima un rinvio per un infortunio dell’avversario italo-americano poi il tragico incidente aereo in cui perse la vita gli negarono la rivincita.

Da campione il primo avversario che La Motta trovò sulla sua strada il 12 luglio ’50 fu Tiberio Mitri, in un Madison Square Garden pieno come un uovo fu match a senso unico. La Motta vinse largamente ai punti ma nella vita i due finirono alla pari, con punti in comune come il carcere, la scomparsa dei figli in tristi circostanze, le sfortunate carriere da attori, come quelle delle rispettive mogli reginette di bellezza.

Nel ’52 il Toro si ritrovò davanti Sugar Robinson, per il loro sesto confronto. Fu una lotta impietosa, crudele. Robinson dominò il combattimento, La Motta resistette stoicamente sino al 13/o round, fino a quando l’arbitro non fermò il match, che da allora venne chiamato ‘Il massacro di San Valentino’. La crudeltà del match lasciò tracce sul fisico, La Motta da allora non fu più lo stesso e chiuse con la boxe nel ’54 con una sconfitta ai punti per mano di Billy Kilgore. Appesi i guantoni al chiodo fu chiamato spesso in show televisivi e spettacoli di intrattenimento, come il suo amico fraterno Rocky Graziano.

Uomo dal carattere impossibile, sempre destinato a far parlare di se’, La Motta riuscì ad essere un grande protagonista anche fuori dal ring. Si sposò sei volte, non ebbe mai un buon rapporto con i suoi manager, nel 1961 ammise finalmente di avere perduto di proposito con Billy Fox, perché solo perdendo gli sarebbe stata data la chance di battersi per il titolo. In verità Jack arrivò al campionato del mondo quando Mike Capriano, uomo di Frankie Garbo (il gangster che controllava la boxe di allora) divenne suo manager. Finì anche in prigione per una denuncia di violenza ad una minorenne. Una volta disse: “Sono stato fortunato perché sopra il ring non mi sono mai fatto male, e perché tante donne mi hanno voluto bene”. Una vita speciale, una vita da film.

L’INCONTRO CON MITRI – VIDEO 

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