Jacob Blake, la NBA ricomincia dopo due giorni di stop in segno di protesta contro il razzismo

di Andrea Pelagatti
Pubblicato il 27 Agosto 2020 20:24 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2020 20:24
Jacob Blake, la NBA ricomincia dopo due giorni di stop in segno di protesta contro razzismo

Jacob Blake, la NBA ricomincia dopo due giorni di stop in segno di protesta contro il razzismo (LeBron nella foto Ansa)

La stagione NBA è salva. Dopo due giorni di stop in segno di protesta contro il razzismo e contro quanto accaduto a Jacob Blake, i giocatori hanno deciso di ricominciare.

La stagione NBA è salva ma nella giornata di ieri è stata a serio rischio. I Bucks hanno deciso di non scendere in campo contro i Magic in segno di protesta per quanto avvenuto a Jacob Blake.

L’iniziativa dei Bucks è stata accolta favorevolmente da LeBron James, che oltre ad essere il giocatore più forte è anche uno dei leader del movimento NBA ‘Black Lives Matter’, e così tutte le squadre si sono rifiutate di scendere in campo.

Questo ammutinamento improvviso ha colto di sorpresa  il commissioner NBA Adam Silver ma la lega non ha potuto fare altro che schierarsi dalla parte dei giocatori.

Così da un lato ha pubblicato un comunicato dove annunciava che le gare erano state posticipate ai prossimi giorni, dall’altro ha iniziato ha dialogare con il sindaco dei giocatori nel tentativo di riprendere a giocare al più presto.

Le star del basket a Orlando per fare politica.

La verità è che i giocatori NBA si sono radunati ad Orlando non tanto per concludere la stagione quanto per ragioni politiche.

La NBA ha un ampio potere mediatico perché è uno degli sport più seguiti nel mondo ed in America, così i giocatori da inizio torneo non perdono occasione per lanciare messaggi contro il razzismo al grido di Black Lives Matter.

Prima di ogni partita, i giocatori si inchinano durante l’inno americano. Durante le gare indossano delle canotte personalizzate con slogan contro il razzismo nei confronti degli afroamericani.

Senza dubbio la NBA  è la lega più politicizzata del pianeta ed in questa situazione il commissioner Adam Silver non può che adeguarsi cercando di placare il più possibile i giocatori.

Nella giornata di ieri, i più agguerriti sono stati LeBron James e Kawhi Leonard, le stelle delle due squadre di Los Angeles.

Mentre gli altri giocatori avevano accettato la proposta della NBA di ricominciare a giocare, LeBron e Leonard spingevano per la sospensione definitiva della stagione.

LeBron ha inveito sui social contro Trump, insultandolo, e ha chiarito come non si trattasse di gare posticipate ma boicottate.

Poco dopo l’ammutinamento delle star NBA, anche quelle del baseball e del calcio hanno deciso di interrompere momentaneamente i loro campionati.

Si torna a giocare a basket ma assisteremo a molte altre proteste plateali.

Tornando al basket, le parti si sono lasciate in maniera piuttosto burrascosa nella giornata di ieri ma oggi è arrivata la fumata bianca per la ripresa del campionato grazie al grande lavoro del sindacato dei giocatori guidato da Iguodala.

L’accordo è stato raggiunto in questa maniera: i giocatori torneranno a giocare ma dovranno essere lasciati liberi dai proprietari delle loro società e dai vertici della NBA di protestare in campo in ogni modo possibile ed immaginabile.

La stagione verrà portata a termine anche perché balla 1 miliardo di dollari di stipendi dei giocatori ma da qui alla fine ne vedremo delle belle. Il movimento Black Lives Matter è più forte e compatto che mai (fonte NBA).